Quel che conta è la salute e l’Umbria è nella serie A delle Regioni, ma per la sanità serve qualche nuova idea

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Nell’ultimo report della Corte dei Conti non ci sono bocciature per la Regione, che non è tra le 7 “retrocesse”. Ma per mantenere questi servizi – che hanno criticità – ci vogliono altri 150 milioni annui già chiesti al Governo. Ma forse è venuto il momento di modificare il sistema

di Marco Brunacci

PERUGIA – Quel che conta è la salute, ma la sanità è in una fase di passaggio molto delicato.
L’Umbria partecipa a questa transizione comunque nella serie A delle Regioni.
E’ arrivato infatti un altro documento della Corte dei Conti, che boccia la sanità di 7 Regioni, ma tiene quella umbra a un livello di qualità che è quello nella media italiana.

Nel documento si ragiona di “livelli essenziali di assistenza”, di aree sanitarie fondamentali di intervento e non ci sono bocciature per l’Umbria.
Dato che era stata la Corte dei Conti, qualche settimana fa, a tirare le orecchie alla gestione regionale, il nuovo documento dice che qui si combatte la battaglia di tutte le regioni migliori.
Quindi: un giornaliero slalom tra difficoltà di ogni genere, ma comunque affrontate in un campionato di serie A.
Le liste d’attesa, che costringono i cittadini a mesi di pazienza per un esame sono un male comune, l’intasamento dei Pronto soccorso una questione con la quale si deve i conti dappertutto.
Il sistema sanitario ha di sicuro bisogno di più soldi per funzionare così com’è, e all’Umbria sono stati già riconosciuti 35 milioni da aggiungere al finanziamento base.
Nella vertenza col Governo, però Tesei e l’assessore Coletto hanno chiesto almeno 150 milioni annui in più.
E tutte le Regioni, serie A e serie B, ritengono indispensabile per restare a galla un sostanziale ritocco dei 170,8 miliardi dell’attuale Fondo nazionale sanitario.
Ma è difficile immaginare che questa “macchina”, sempre più costosa, posso andare molto lontano.
Nella battaglia per ridurre i tempi delle liste d’attesa sono stati messi in campo strumenti vecchi e nuovi.
A un certo punto si è ributtata nella mischia perfino la vetusta minaccia di stoppare l’attività intramoenia.
La verità è che il “sistema” mostra squilibri difficili da gestire regione per regione.
Quel che conta è la salute, ma la sanità ha bisogno di qualche nuova idea per avere un futuro e non andare incontro a una non dichiarata privatizzazione per chi se lo può permettere e disagi permanenti per gli altri.
L’Umbria, con tutti I problemi, è riuscita rimanere nella serie A delle Regioni. Ma ora tutte insieme devono venir fuori dall’empasse.

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