Pd, che botta: dai Ponti di Perugia attacco alla strategia della segreteria

Con le elezioni comunali ormai a un passo, esplodono i primi malumori. La coalizione nebulosa e il candidato che non c’è

PERUGIA – Mancano pochi mesi alle elezioni comunali di Perugia e al momento tranne il candidato di Alternativa popolare e di Stefano Bandecchi, Davide Baiocco, poco sono le certezza su chi si contenderà lo scranno più alto di palazzo dei Priori.

C’è chi presenta progetti e visioni di città, chi aspetta ma anche – adesso – chi non può più aspettare. E da Ponte San Giovanni attacca la strategia della segreteria regionale (vecchia e nuova), accusata di un «estenuante attendismo». È Aurora Caporali, membro dell’assemblea comunale del Partito democratico e del circolo del Ponte, che in realtà è molto più pesante nella sua analisi, sottolineando il «de profundis» delle primarie.
In una nota inviata in una sonnacchiosa domenica prima della ripartenza di settembre, Caporali inizia così: «A parte il chiacchiericcio da bar, meritevole di stima per l’intenzione di discutere ma inutile nei fatti, è lampante l’assenza di un percorso chiaro e decifrabile per un elettore di centrosinistra che ambisca a partecipare alla costruzione di un programma per la Perugia del futuro». Caporali dà voce certamente a mal di pancia meno espliciti e prosegue: «La chiarezza autoritaria del Bandecchi o del Baiocco di turno aiuta se non altro a gettar luce sull’inspiegabile immobilismo dei vertici del partito più importante del centrosinistra. Si vive in attesa che i vertici del Pd (Bocci-Bori) decidano di presentare qualcosa a quella che chiamano coalizione, l’insieme di etichette che dovrebbe sostenere un futuro candidato. Addirittura si parla di continua ricerca di candidato. Loro sarebbero alla ricerca in sostanza; per noi. Per noi». Il sarcasmo è palese: «Beh, grazie mille Segretario Regionale ed ex Segretario Regionale. Dopo 4 anni (9 se vogliamo) di opposizione, in effetti, vediamo cosa può uscire dal cilindro. Sempre con calma, mi raccomando».

Dal circolo di Ponte San Giovanni, Caporali prosegue e spiega: «In realtà, questo estenuante attendismo è già di per sé una strategia (Bocci-Bori). Non discutere nulla pubblicamente, ostacolare le primarie che spaventano Bori più che Bocci per una possibile conta interna, per arrivare con l’acqua alla gola a scegliere tra pochi intimi, in qualche stanza amica di Corso Vannucci, è a tutti gli effetti una strategia. Può piacere o meno, può essere o no ritenuta adatta a un partito che era nato sul leitmotiv delle primarie, ma questa è, e probabilmente sarà, la strategia del centrosinistra. Oggi più che mai sarebbe servito aprire un cantiere con chi ci sta, con chi è interessato realmente a un progetto di città, chiaramente a un campo largo che guardasse alla Perugia del 2034. Ma niente. È come se i vertici del Pd preferissero la ritirata, e magari poter controllare la futura opposizione con consiglieri propri piuttosto che avere un sindaco che non controllano. Magari un Pisapia».
Fino alla stoccata finale: «Eppure le primarie in un momento di così grande spaesamento sarebbero servite per aprire un dibattito sulla città di domani, per coinvolgere durante l’autunno uomini e donne interessate a farlo, captare nuove idee necessarie, ascoltare le istanze dei territori e tanto altro. Ecco, magari questo verrà fatto dal selezionato di turno, scimmiottando un po’ Bandecchi e un po’ il centrodestra perugino, dove la partecipazione e chi far partecipare lo decidono i vertici, come da tradizione culturale».

Filipponi (Pd): pubblica illuminazione a Torre Orsina, Asm e uffici comunali sollecitati per la messa in sicurezza

Il camper della salute affianco alla Misericordia di Terni