Au. Prov.
TERNI – E’ davvero un macello macellare le carni degli allevatori ternani. Da quando, il 31 dicembre 2019, il mattatoio è stato demolito, i produttori sono costretti a rivolgersi alle altre strutture di Massa Martana, Perugia, Orte. I mattatoi del Perugino (9) sono carichi di lavoro e per questo motivo molti produttori si sono affidati agli impianti del Lazio – più comodo quello di Fiano Romano – caricandosi del triplo dei costi per via anche dei chilometri da fare: 500 a settimana a fronte di 20. Un aggravio di costi e di tempi che non riescono più a sopportare. Tant’è, in molti stanno pensando di chiudere definitivamente la propria attività.
«Fino al 2019, ovvero fino a quando il mattatoio di viale dello Stadio era in funzione – racconta Riccardo Badini, allevatore di carni ovine, bovine, caprine – potevo soddisfare le richieste dei miei clienti in poche ore con un prodotto a chilometro zero. Oggi, se un ristoratore mi chiede 6 agnelli la mattina, non posso che consegnarglieli il pomeriggio di due giorni dopo»
«Così si rischia di distruggere una intera filiera» – l’allarme dei produttori che non si sentono più competitivi. A rilanciare il tema dell’assenza del mattatoio, la riunione al Pentagono tra l’assessora al Commercio Stefania Renzi, le associazioni di categoria (Cna, Confartigianato, Coldiretti, Cia), l’Asl, gli allevatori. Uno di quegli incontri in cui ci si è detti che sì, il territorio ha bisogno di un mattatoio, ma che per ora non si può fare.
La Renzi: «Il Comune non ha i soldi». Le associazioni e l’Asl: «Per realizzare un impianto innovativo non bastano 2 milioni di euro». Una situazione che continua ad essere di stallo rispetto ai già lunghi anni dell’amministrazione Latini. L’area c’è (individuata a Maratta dalla precedente amministrazione) e la volontà politica della giunta Bandecchi pure, ma i fondi andrebbero chiesti alla Regione. L’assessora Renzi ha fatto sapere che l’impianto si farà solo se a pagare sarà la Regione.


