«Sui canoni idrici la Regione ha pagato fino all’ultimo centesimo»

Esclusiva Umbria7/ La risposta della Tesei a Bandecchi, che bussava a soldi

TERNI – Sei pagine per ricostruire i rapporti tra la Regione Umbria e i comuni che vantano crediti per lo sfruttamento delle risorse idriche. Un rapporto che parte dal 2016 con la legge regionale che prevede che quanto la Regione incassa dai privati che producono energia idroelettrica, venga poi stornato sui territori  in cui avviene lo sfruttamento.

In sintesi, nelle sei pagine,  la governatrice  Donatella Tesei,  sostiene di aver versato tutto quanto dovuto  dalle leggi regionali che disciplinano l’erogazione sui territorio dei canoni idrici. Quei canoni che la Regione incassa su delega del Demanio statale. La lettera ricostruisce, data dopo data, la normativa che regola il rapporto economico tra l’ente regionale e i comuni di Terni, Narni, Baschi, Alviano,  Cerreto di Spoleto.

Un rapporto che non è paritario. In quanto i canoni idrici vengono ripartiti, come è giusto che sia, in base alla popolazione residente.  Ed è chiaro che Terni, con i suoi 110mila abitanti, faccia la parte del leone. Il calcolo dei canoni, poi, sostiene Palazzo Donini, è variabile.

La legge regionale del 2016 parla di 2 milioni di euro. Quella del 2018 di 1 milione e 600mila euro. La legge regionale de 2023 fissa una percentuale sul Kw prodotto. Una percentuale, peraltro , che al momento viene contestata da Enel dando luogo ad un contenzioso che vede la Regione costretta ad accantonare sul proprio bilancio delle somme per affrontare una eventuale sconfitta in giudizio.

Partendo da questi riferimenti normativi, la Regione Umbria sostiene di aver versato al Comune di Terni le somme previste e da questo impegnate in particolare per la valorizzazione turistica, per la viabilità, per l’assetto del territorio, per le manifestazioni attrattive, per il potenziamento e il mantenimento del centro di canottaggio Paolo D’Aloja. Nel corso degli anni il Comune di Terni ha ricevuto: nel 2016 un milione e 800mila euro, nel 2017 un milione e 300mila, stessa cifra nel 2018, nel 2019 solo 84mila euro anche se 220mila sono andati alla Fondazione Umbria Jazz e all’Ente  Cantamaggio  per iniziative su Terni.

Nel 2020 il Comune di Terni ha incassato quasi mezzo milione,  ma ulteriori 45mila euro sono andati a Umbria Jazz e al Cantamaggio, 800mila euro al centro nautico di Piediluco.

Nel 2021 ancora un milione di euro al Comune e 225mila euro alla Fondazione Uj e al Cantamaggio. Stessa ripartizione per il 2022.

In sostanza la Regione Umbria rendiconta oltre 7 milioni conferiti a Palazzo Spada in 7 anni, 800mila euro  alla Fondazione Umbria Jazz e al Cantamaggio , ulteriori  800mila  al centro nautico di canottaggio.

Siamo dunque lontani dalle richieste avanzate in più occasioni dall’ amministrazione Bandecchi, che pur non avendo mai quantificato cifre determinate ha sempre sostenuto che al territorio di Terni spettassero per in canoni idrici decine di milioni di euro. Una somma talmente consistente da poter finanziare – sempre a detta dell’amministrazione Bandecchi – parte del project financing dell’Ospedale di Terni, magari facendo  ricorso ad un prelievo diretto sui produttori di energia come Enel. Tra Palazzo Spada e Palazzo Donini, insomma, sono attive calcolatrici diametralmente opposte. E al momento è difficile dire quale sia quella alimentata ad energia elettrica e quella che faccia acqua.

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