Tesei annuncia: col Pnrr intercettate risorse per quasi 5 miliardi. «Investimenti che possono cambiare il futuro dell’Umbria»

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | La fase uno si conclude con un risultato importante, ora c’è il secondo step: la realizzazione dei progetti. E c’è una criticità: accanto ai maxi lavori (E-45, ferrovie, ex Fcu, Brt) ci sono 2800 i progetti piccoli e piccolissimi in capo ai Comuni e non sarà facile star dietro a tutti

di Marco Brunacci

PERUGIA – Pnrr delle mie brame. Ma all’Umbria una magia in fondo è riuscita: arriveranno (dati attuali ma potrebbe esserci ancora qualche ritocco in alto) 3,5 miliardi, che, considerati i cofinanziamenti necessari in alcuni casi per poter spendere, porteranno la quota di investimenti pubblici, attraverso questo capitolo, vicino ai 5 miliardi (4,8 per l’esattezza).
E Donatella Tesei se lo gioca tutto questo successo in Assemblea legislativa, mentre risponde alla capogruppo del Pd Simona Meloni e alla leghista, vicepresidente dell’Assemblea, Paola Fioroni.

E questa fase della partita è conclusa: Tesei, tessendo con pazienza la sua tela, ha intercettato molti più soldi di quanti si poteva attendere l’Umbria e lo ha fatto in più fasi, ma sulla base di quel primo incontro con Mario Draghi allora presidente del Consiglio, che si mostrò molto soddisfatto: “Vedo – disse – che l’Umbria ha fatto i compiti a casa”.
Sulla base solida di quell’incontro si è dipanato un lavoro proficuo, molto concreto, tra progetti grandi, medi e piccoli purtroppo anche piccolissimi.
Il “purtroppo” è giustificato dal fatto che sono difficili da gestire, da seguire passo passo e da portarli a realizzazione.
Questo semmai è la questione (ma siamo alla fase due, dopo il successo dei soldi intercettati) più delicata: sono 2.800, per una somma di poco superiore ai 300 milioni, i progetti piccolissimi (per dare un’idea: la caldaia della scuola di Montepetriolo, piuttosto che la rampa d’ingresso al Pianciani di Spoleto e tutte quelle idee per l’Umbria giardino). Tocca ai Comuni piccoli e piccolissimi dell’Umbria realizzarli. La Regione può dare solo un supporto organizzativo. Ai Comuni però mancano tecnici, funzionari, strutture per andare veloci e realizzare quello che hanno progettato entro il 2026.
Buone notizie invece dal resto: l’11% dei lavori (intorno ai 400 milioni), che hanno come soggetto appaltante la Regione Umbria, sono avviati e ragionevolmente verranno completati nei tempi previsti dalla normativa.

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I grandi progetti che sono in capo alle grandi aziende di Stato (si pensi a quello che sta facendo Rfi per la ex Fcu e l’Anas per la E45) sono partiti di slancio. Certo hanno i tempi delle grandi aziende di Stato. Spesso lenti. Sarà per questo che già qualcuno spera ci siano un paio di anni di moratoria da parte dell’Europa per giungere al traguardo. E il discorso qui vale anche per il Brt, il tram-bus che dovrebbe sveltire i collegamenti all’interno di Perugia, decongestionando il traffico.
Ma comunque, in questo capitolo, ci stanno lavori che cambieranno il volto dell’Umbria. Ci sono opere ferroviarie attese da decenni. Ci sono nuove e decisive occasioni.
Grandi problemi non dovrebbero esserci per tutti i progetti al di sopra del milione (sono complessivamente 285).
Quindi riassumendo: molto bene la fase di l’intercettamento delle risorse, con qualche criticità per i troppi piccolissimi progetti nella fase di attuazione, ma sapendo che con questa massa di denaro che arriverà nella regione, al futuro si può guardare con ragionevole ottimismo.
Il Pil dell’Umbria di quest’anno già sta viaggiando su medie che sono al di sopra di quelle nazionali e vicine a quelle delle grandi regioni del nord Italia.
Segno che gli investimenti pubblici, e segnatamente quel po’ che è partito del Pnrr, stanno reggendo in funzione anticiclica rispetto all’atteso rallentamento dell’economia. Per la verità tanti si aspettavano un periodo di recessione per l’Europa e ancora il pericolo non è scampato.
Svoltato quest’anno, il Pnrr sicuramente darà una mano rilevante alla crescita regionale. L’economia della piccola Umbria avrà ripercussioni migliori rispetto ad altre regioni più grandi. Mettere nel motore quasi 5 miliardi significa molto. E’ un quarto dell’intera ricchezza prodotta dall’Umbria in un anno (20 miliardi circa). E consente di guardare al futuro con qualche non scriteriato ottimismo.

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