di Sebastiano Pasero
ALVIANO (Terni) – Non è una questione di saluti o di ricordi. È una questione di cronaca, forse di storia di un territorio.
Alfredo Santi è stato per trenta anni il sindaco di Alviano. Dal 1975 superando il 2000.
Un democristiano sindaco in una regione, l’Umbria, strarossa, con il Pci che a pochi chilometri viaggiava al 50 per cento ed oltre.
Ma Alfredo Santi, nella vita professore di matematica, non è stato il signore bianco del paese accerchiato dal rosso. Alfredo Santi, più o meno consapevolmente, ha proposto un’ altra Umbria. Quando l’Umbria a portata di mano era solo l’Elettrocarbonium e la Lineolum di Narni o le Acciaierie di Terni.
Il sindaco di Alviano era uno di quelli che pensava che il futuro fosse il turismo. Santi è stato il sindaco della nascita dell’ Oasi di Alviano, l’amministratore pubblico che ha creduto per primo alla grande intuizione del presidente regionale del Wwf, l’ orvietano Gianni Cardinali, un ecologista sicuramente non democristiano.
Santi ha sempre pensato – anche quando andava di moda la monocultura della fabbrica – che si potesse vivere di Turismo. E che la vocazione dell’ Amerino fosse più vicina a quella di Orvieto rispetto a Terni.
Santi è stato il sindaco che ha creduto nel progetto dei capitani di ventura di Ennio Navonni, il suo alter ego comunista del territorio.
Perché Alviano è la patria di Bartolomeo, il grande capitano di ventura che ad Alviano realizzò un magnifico maniero con i proventi ricevuti per le grandi vittorie nelle battaglie dell’ Italia del ‘400.
Ecco, Alfredo Santi, con le sue intuizioni, le sue battaglie, è stato un po’ il Bartolomeo degli anni ’80 e ’90 di Alviano e dell’ Amerino.


