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foto di Andrea Macchia

Andrea Delogu ad aprire la nuova stagione del Mengoni di Magione

In scena nove spettacoli tra classici, danza, reading, sette esclusive regionali e una prima nazionale

di Francesca Cecchini

MAGIONE (Perugia) – Ad Andrea Delogu e Rossella Rizzi il compito di aprire la stagione di prosa del teatro Giuseppe Mengoni di Magione che aprirà le sue porte al pubblico il prossimo 4 novembre. In scena nove spettacoli per un cartellone realizzato in sinergia dal Teatro stabile dell’Umbria con l’amministrazione comunale.

Un cartellone di spettacoli che, come asserito dall’assessore alla Cultura Vanni Ruggeri durante la presentazione ufficiale: «Consolida il teatro Mengoni nell’albo dei grandi teatri. Il Comune ha accresciuto le sue risorse per proporre una stagione di alto livello, investendo anche sulla struttura del teatro attraverso una riqualificazione energetica. Un investimento che permetterà di vivere il teatro tutto l’anno. Il Mengoni è ormai un elemento qualificante del nostro territorio ed è un importante laboratorio creativo per le tante compagnie che lo scelgono come luogo ideale per la creazione artistica».
Ad anticipare cosa sarà in scena è il direttore del Teatro stabile dell’Umbria Nino Marino :«Andrea Delogu, Giorgio Pasotti diretto da Alessandro Gassmann, Marina Confalone e Mariangela D’Abbraccio in prima nazionale, Mario Perrotta, Gioele Dix, i classici da Armando Curcio a Giovanni Verga, la danza con la compagnia Abbondanza/Bertoni: grandi protagonisti per nove spettacoli, sette in esclusiva regionale – che confermano l’importante sodalizio tra il Teatro stabile dell’Umbria e il Comune di Magione per una bellissima stagione teatrale».

Andrea Delogu_foto di Dalila Russo
foto di Dalila Russo

Si inizia sabato 4 novembre con “40 e sto” da un’idea di Andrea Delogu (anche interprete sul palco) e Rossella Rizzi, che hanno scritto il testo con Alberto Caviglia e Giovanna Salvatori. Sul palco un folle spettacolo che racconta le donne alla soglia dei 40 anni: il giro di boa, la crisi e la rinascita, la libertà e le battaglie contro i luoghi comuni. Districandosi tra bizzarri pretendenti, traslochi, social, supermercati per single, Max Pezzali, paparazzi, viaggi, libri auto fogli di giornale. Delogu attinge a piene mani dalla sua vita privata, raccontandosi senza filtri in un esilarante flusso di coscienza in cui il pubblico si riconoscerà.

Giorgio Pasotti_Racconti disumani

Mercoledì 22 novembre in scena Giorgio Pasotti diretto da Alessandro Gassmann in “Racconti disumani” da Franz Kafka con il quale i due artisti si misurano per parlare agli uomini di uomini. “Una relazione per un’Accademia” e “La tana”, due storie di animali, sembrerebbero una che mette a nudo la superficialità di un modo di essere tramite comportamenti stereotipati e facili, l’altra che racconta quel bisogno di costruirsi il riparo perfetto che ci metta al sicuro dal mondo esterno.

A che servono questi quattrini

Il 2023 si chiude martedì 19 dicembre con “A che servono questi quattrini”, commedia di Armando Curcio messa in scena per la prima volta nel 1940 dalla compagnia dei De Filippo con grande successo di pubblico. La vicenda ruota intorno al marchese Parascandolo detto il “Professore” che per dimostrare le sue teorie socratiche, bizzarre e controcorrente, ordisce un piano comicamente paradossale che svela l’inutilità del possesso del denaro. I temi dell’inutilità del denaro e della dannosità del lavoro, benché calati nella realtà di due famiglie napoletane degli anni ’40, una poverissima l’altra in apparenza arricchita, riescono, sul filo del paradosso, a incuriosire e ad aprire nella fantasia strade alternative.

Ad aprire l’anno nuovo domenica 21 gennaio sarà invece la prima nazionale di “Buonanotte mamma” di Marsha Norman, con Marina Confalone e Mariangela D’Abbraccio e la regia di Francesco Tavassi. La vicenda si snoda in una sola serata, durante la quale Jessie Cates annuncia con lucida calma alla mamma Thelma che di lì a poco si suiciderà, per questo inizierà a organizzarle scrupolosamente il futuro, curando tutto quanto di quotidiano e pratico le servirà in sua assenza dopo l’ultima buonanotte, mamma. Thelma tenterà con ogni mezzo di distogliere la figlia dal drammatico intento replicando agli argomenti della figlia preda di un insopportabile mal di vivere e decisa a compiere quest’ultimo atto in estrema libertà. Da questo disperato confronto, emerge l’impietoso racconto della loro esistenza e del loro fallimentare rapporto affettivo, sebbene la disperazione di Thelma e la lucida determinazione di Jessie, nel paradosso della situazione, generino momenti tragicomici rendendo ancora più dolorosa ed emozionante la narrazione.

Nadia De Luca - Storia di una capinera

Martedì 30 gennaio Guglielmo Ferro dirige Enrico Guarneri e Nadia De Luca in “Storia di una capinera”, tratto dal romanzo epistolare dello scrittore e drammaturgo Giovanni Verga che racconta la storia e i tormenti interiori della giovane Maria costretta a farsi monaca. Il cambiamento della protagonista nasce da una sua provvisoria liberazione, dal contatto con la natura, dal suo ritrovarsi con la famiglia nelle terre di Monte Ilice mentre a Catania infuria il contagio del colera. Il racconto si snoda sul filo di un progressivo itinerario spirituale: quella esperienza fa sorgere in lei il senso d’una vita più libera e aperta, e l’avvia a concepire una crescente avversione per l’ambiente conventuale dove ha trascorso da educanda gli anni dell’adolescenza. Di qui, scopre l’amore. Il giovane Nino è l’idolo un po’ sfocato che accende nella protagonista la fiamma di una passione inestinguibile. Ma il rapporto è troncato sul nascere dall’intervento dei familiari: Nino sposerà Giuditta, la sorella di Maria. Maria sarà costretta a rientrare in convento dove si spegnerà dopo lunga e penosa agonia.
Sul palco anche Rosario Marco Amato, Verdiana Barbagallo, Federica Breci, Alessandra Falci, Elisa Franco, Loredana Marino, Liborio Natali.

foto di Lorenzo Benelli

Domenica 11 febbraio sarà la volta di “Naufraghi senza volto” , tratto dal libro di Cristina Cattaneo (premio letterario Galileo 2019), lettura teatrale di Renato Sarti (anche alla regia) che porta in scena il dramma dei naufragi dal punto di vista di chi lavora per restituire, attraverso le analisi autoptiche, identità e dignità ai profughi morti nel Mediterraneo. Sul palco con Sarti anche Laura Curino.

foto di Laila Pozzo

Martedì 27 febbraio c’è “La corsa dietro il vento. Dino Buzzati o l’incanto del mondo” di Gioele Dix , anche sul palco con Valentina Cardinali. Nel 2022 ricorrevano i 50 anni dalla morte di Dino Buzzati, il grande scrittore bellunese che Dix ama fin dall’adolescenza. Ambientato in una sorta di laboratorio letterario, a metà fra una tipografia e un magazzino della memoria, lo spettacolo, tra ironia e risate, ombre e attese, luci e misteri, attinge dal ricchissimo forziere di racconti del grande scrittore (“Sessanta racconti”, “Il Colombre”, “In quel preciso momento”) e regala un vivacissimo mosaico di personaggi e vicende umane. Una messa in scena deliziosamente brillante, che mantiene però sempre accesa la scintilla dell’intelligenza e dell’emozione.

Domenica 17 marzo Mario Perrotta sarà protagonista di “Dei Figli” (premio Ubu 2022 nella categoria “Miglior nuovo testo / scrittura drammaturgica”) insieme a Luigi Bignone, Dalila Cozzolino e Matteo Ippolito, consulenza alla drammaturgia Massimo Recalcati. La piéce prova a ragionare su quella strana generazione allargata di “giovani” tra i 18 e i 45 anni che non ha alcuna intenzione di dimettersi dal ruolo di figlio. Un tema bruciante che vede insieme Perrotta e Recalcati, impegnati in una possibile lettura di un fenomeno tutto contemporaneo.

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foto di Andrea Macchia

A chiudere la stagione il 6 aprile sarà “Hyenas. Forme di minotauri contemporanei” della Compagnia Abbondanza / Bertoni, di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni, coreografie in collaborazione con Marco Bissoli, Eleonora Chiocchini, Cristian Cucco, Ludovica Messina, Francesco Pacelli, con Sara Cavalieri, Cristian Cucco, Ludovica Messina, Francesco Pacelli, Serena Pedrotti. «Hyenas è un ballo in maschera – spiegano gli autori – Cinque personaggi arrivano sul palcoscenico di un teatro. Agiscono ciclicamente una presentazione, una preparazione, un ballo. Attraverso successivi smascheramenti evocano dei quadri generazionali anche legati al mondo giovanile contemporaneo esprimendo così le diverse modalità del loro essere».

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