R.P.
NORCIA (Perugia) – La rinascita da una tragedia come il terremoto passa anche dalla fede. Dopo sette anni è stata nuovamente celebrata la messa nella basilica di San Benedetto a Norcia, chiesa che era stata distrutta dal terremoto del 30 ottobre 2016 e che è sulla via della piena ricostruzione. È stato l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo, a presiedere nella mattinata di lunedì 30 ottobre il solenne rito religioso nell’edificio di culto costruito sulla casa natale dei Santi Benedetto e Scolastica. Una giornata emozionante e storica per la comunità nursina. La liturgia è stata animata nel canto dalla corale parrocchiale.
Con monsignor Boccardo hanno concelebrato don Marco Rufini e don Luciano Avenati. Presenti anche due monaci benedettini del monastero di San Benedetto in Monte. All’interno della chiesa hanno trovato posto oltre 150 fedeli e una cinquantina di rappresentanti delle istituzioni, oltre agli operatori della comunicazione. Tra le autorità c’erano: il commissario straordinario di governo per la ricostruzione post sisma, Guido Castelli, la presidente della Regione, Donatella Tesei, il sindaco facente funzione di Norcia, Giuliano Boccanera, il soprintendete speciale per le aree colpite dal sisma, Paolo Iannelli. Per l’occasione è tornato a Norcia anche l’ex commissario Giovanni Legnini.
«Il terremoto del 2016 – ha detto l’arcivescovo Boccardo nell’omelia – ci ha piegati, togliendoci le case e i luoghi di lavoro, privandoci di monumenti, maestosi o semplici, che raccontavano storie di vita e di fede e racchiudevano ed esprimevano l’identità delle popolazioni. Ha generato una cesura tra passato e futuro. Poi la lentezza della ricostruzione, gli intoppi burocratici, le difficoltà nella ripresa lavorativa ed economica, la tragedia della pandemia, il lievitare dei prezzi delle materie prime. Tanti fardelli gravosi che hanno acuito la fatica e motivato lo scoraggiamento».

Monsignor Boccardo ha quindi rivolto un grazie a tutti gli attori della ricostruzione della basilica: «Dall’angosciante desolazione prodotta dal terremoto – ha detto ancora il vescovo – è sbocciata tanta solidarietà che, come la fioritura di Castelluccio, ha riempito di colore il grigiore della polvere dei crolli e delle macerie. La sofferenza e la paura si sono stemperate nella speranza di un futuro che ancora potrà esserci. Non possiamo dimenticare il coinvolgimento attento delle istituzioni pubbliche e dei diversi enti statali e locali, in particolare della struttura commissariale con Legnini e Castelli. Significativo è stato inoltre l’impegno delle massime istituzioni europee a finanziare l’opera di ricostruzione di questa basilica, riconoscendo implicitamente il ruolo insostituibile per l’Europa del cristianesimo e della cultura che ha saputo ispirare. Grazie a questo intrecciarsi di passione, competenze e sogni, ci è possibile oggi convenire eccezionalmente qui per “abitare” questi muri così cari ai nursini e a tutti noi».
Il presule si è fatto interprete della «gratitudine e ammirazione nei confronti del ministero della Cultura, di Eni, degli altri enti qui autorevolmente rappresentati e della società Cobar con le sue maestranze. Grazie a tutti loro ritroviamo per qualche ora questa aula liturgica per celebrarvi, non senza commozione, il sacrificio eucaristico».
Al termine della Messa, monsignor Boccardo, autorità e fedeli si sono recati all’esterno della basilica per benedire due nuove campane – una dedicata a San Benedetto e l’altra a Santa Scolastica – che, non appena possibile, verranno issate nella torre campanaria della chiesa.

















