Il sindaco Bandecchi in un video spiega il «conflitto di interessi»

I controlli in un negozio di sua proprietà a Terni e le conseguenze di avere più parti commedia. E c’è stata davvero una manina a indirizzare il sorteggio?

r.p.

TERNI – «Non ho mai vinto alla lotteria però questa volta sono stato casualmente estratto». Così il sindaco di Terni Stefano Bandecchi in un lungo post su Instagram racconta dei controlli, subiti e da subire, nel negozio di estetica aperto in città a giugno.

Già quel «casualmente», scritto in maiuscolo, in un urlato capslock, lasciano intendere dove si vorrà andare a parare, ma per cinque minuti Bandecchi prima di tutto spiega del «via vai» di controlli – «in modo regolare, legittimo e giusto» – della Asl in fase di apertura. Piccola digressione sulla sua assenza all’inaugurazione del negozio «di proprietà personale del sindaco di Terni», perché «da persona squisitamente normale quale è dice “io non vengo perché è improprio che il sindaco pur rappresentando un’azienda privata vada all’inaugurazione”».

E già in questo passaggio Bandecchi ricorda la sua posizione particolare da artista con più parti in commedia. Esplicitando in seguito quello da lui stesso definito «conflitto di interessi» per aver chiesto al vicesindaco di anticipare l’ispezione della polizia locale, i suoi vigili urbani, per l’agibilità del negozio stesso. Perché è vergognoso, spiega, avvisare qualcuno di un controllo due mesi prima: «Roba da destra e sinistra bieca, non da Alternativa popolare».
E il sindaco, allora, racconta come dopo i vari controlli della Asl, qualche giorno fa «il sistema di ultimissima generazione» del Comune ha sorteggiato proprio il suo negozio per questi accertamenti. Bandecchi parla di «parametri», di caratteristiche inserite nel bussolotto di palazzo Spada: «abbigliamento, scarpe, estetica, negozio del sindaco…». Il sarcasmo livornese è ben celato, ma il messaggio – anche grazie a un gesticolare ben poco subiliminale – è chiaro: al sindaco il dubbio che qualcuno abbia pensato di indirizzare gli accertamenti sul suo negozio è davvero venuto. Parla di «trasparenza ed efficienza», dà «materiale a Crozza», cita anche Andreotti e quel suo a pensare male si fa peccato («che non si sbaglia non lo voglio dire»), lasciando in sospeso i suoi sospetti. Non spiega quindi in modo esplicito se si riferisca magari all’ipotesi di un qualche dirigente troppo ligio o di un qualche dipendente in odor di tradimento. Ma anche questo, nella commedia dell’arte, è un plot noto: il traditore in seno è quel personaggio che dà pepe alla storia, che la aggroviglia per il piacere dello spettatore. Che in questa, in più, vede non solo un controllato che si fa controllore, ma anche un controllato che si fa controllare prima. E, insieme, controlla chi lo controlla, avvisandolo (via social e non via pec) che è controllato. Se non è una commedia questa.

IL POST DEL SINDACO BANDECCHI

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