redazione perugia
PERUGIA – «“Dadi, Dadi, siamo famosi”. A me ridevano anche le vertebre. Io non so se il nostro sia un ristorante che guarisce. Al netto del fatto che è da un pò che ci studio su, ma io ancora non l’ho mica capito bene che cosa significhi guarire quando si parla di mente e non di tonsille».
Così Vittoria Ferdinandi racconta la gioia di vedere il suo (il loro, il nostro, di tutti) ristorante inclusivo Numero Zero sulla prima pagina di Vanity Fair, nel numero del primo novembre, accanto al faccione di Matthew McConaughey. Vittoria, nominata Cavaliere al merito dal presidente Mattarella proprio per Numero Zero, il ristorante in pieno centro storico in cui almeno il 50 per cento del personale di cucina e sala è costituito da persone in carico ai Servizi psichiatrici territoriali, va avanti: «In questi anni io ho avuto la fortuna di osservare con i miei occhi uno dei più grandi spettacoli dell’umano: ho visto dei concentrati di dolore e paura cominciare ad incontrare se stessi, la propria storia, il proprio desiderio. Numero Zero cura perché in primo luogo restituisce qualcosa: il lavoro, come strumento di costruzione di sé e della propria identità».
Numero Zero si trova nel cuore di Borgo XX Giugno, uno dei quartieri più vissuti del centro storico cittadino. Originariamente lo stabile ospitava il trecentesco Ospedale di San Giacomo, di proprietà del Nobile Collegio del Cambio, di cui è visibile lo stemma in facciata. Lo spazio, preso in locazione dalla Fondazione La Città del Sole, è di 250 metri quadri, a cui vanno ad aggiungersi 150 metri quadri di giardino interno. «Numero Zero vuole essere prima di tutto un luogo in cui promuovere una cultura della diversità intesa come patrimonio di inestimabile ricchezza; un luogo di incontro, socialità e cultura dove, in attesa di poter riospitare eventi di musica, cinema, teatro e letteratura, per l’intanto si può mangiare bene, dall’aperitivo alla cena, o semplicemente bere qualcosa in compagnia.


