di Francesca Cecchini
«La pineta è stata chiusa un anno fa con ordinanza sindacale per presunta pericolosità. Da allora si è solo abbattuto qualche pino e la pineta continua ad essere chiusa», inizia così la descrizione della petizione che chiede a gran voce la riapertura della pineta di Ponte Felcino a Perugia, lanciata da Alvaro Lanfaloni dell’associazione ambientalista Ginkgo Perugia (che nasce dall’omonimo gruppo Facebook, da tempo impegnato in problematiche legate al “verde”e fermamente contrario «all’abbattimento indiscriminato di alberi»).
Riapertura dello spazio verde, dunque, ma anche cura del luogo e che il pino domestico non venga sostituito da specie non autoctone: «Chiediamo, come associazione Ginkgo Perugia, che si portino avanti in breve tempo le cure dovute, affinché la pineta venga restituita ai cittadini. La pineta é identitaria di Ponte Felcino e di tutta Perugia e deve rimanere con le piante di pino domestico e non sostituita, come si teme, con piante di specie diversa». Al momento sono 78 le firme in due giorni.
«È una vergogna non curare la pineta e tenerla chiusa privando i cittadini del suo legittimo godimento», «Perché è giusto salvare un posto così importante per la cittadinanza. Senza cercare inutili stravolgimenti per lavarsene le mani e ottenere finanziamenti», «Troppa indifferenza»: questi alcuni dei commenti degli utenti.
Ma in attesa delle firme bolle in pentola anche un’altra forma di dissenso pacifico: «Prepariamoci a manifestare … e firmiamo il nostro dissenso alla sua chiusura da quasi un anno».
L’invito dell’associazione è comunque aperto ad altre situazioni che toccano il capoluogo umbro e diffonde un messaggio sulla sua pagina: per segnalazioni su abusi a carico del patrimonio arboreo e ambientale della nostra città e oltre scrivici all’indirizzo: ginkgo.biloba2020@libero.it.


