R.P.
SAN VENANZO (Terni) – Dramma in un cantiere edile nelle campagne nelle vicinanze di San Venanzo. A perdere la vita nella mattinata di lunedì 2 ottobre è stato Danilo Sordini, operaio di 63 anni residente a Todi, che stava lavorando in località Collelungo per conto di una impresa.
Secondo una prima ricostruzione, sarebbe finito sotto una macchina per effettuare trivellazioni. Il mezzo da lavoro si sarebbe ribaltato, uccidendolo sul colpo. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, carabinieri della locale stazione e sanitari del 118 che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso del 63enne.
La salma dell’uomo è a disposizione dell’autorità giudiziaria presso l’ospedale di Terni. Sul caso indagano i carabinieri di Orvieto coordinati dalla procura ternana.
Dura la reazione dei sindacati alla disgrazia. Affermano dalla Uil il segretario regionale, Maurizio Molinari e il responsabile Feneal dell’Umbria, Roberto Lattanzi: «Si tratta dell’ennesimo incidente di una strage continua. Anche in questo caso la giustizia farà il suo corso, ma non si può più parlare di fatalità. E’ il caso di iniziare a mettere ciascuno di fronte alle proprie responsabilità, soprattutto chi non vede la sicurezza sui luoghi di lavoro come priorità. La garanzia di sicurezza sui luoghi di lavoro è ormai una nuova emergenza che in Umbria va affrontata subito. Serve dunque un coordinamento istituzionale e l’applicazione delle normative che le organizzazioni sindacali hanno predisposto. Occorre dire basta a questa situazione».
«Ci troviamo di nuovo ad esprimere il nostro cordoglio ai familiari e ai colleghi di questa ennesima vittima – commentano Maria Rita Paggio, segretaria generale della Cgil dell’Umbria, Angelo Manzotti segretario generale della Cisl Umbria, Elisabetta Masciarri, segretaria generale della Fillea Cgil Umbria e Giuliano Bicchieraro segretario generale Filca Cisl Umbria, le categorie dei lavoratori dell’edilizia – ma sappiamo bene che le parole di circostanza ormai hanno perso di senso. La strage sul lavoro, che vede l’Umbria essere maglia nera in Italia, non si fermerà finché alle parole non seguiranno fatti concreti. Perché interrompere questa scia di sangue non è impossibile, occorre però decidere di invertire una volta per tutte la logica del profitto sopra ogni cosa e investire nel benessere e nella sicurezza delle persone che lavorano. Come Cgil, Cisl e Uil abbiamo presentato nelle scorse settimane una piattaforma in 18 punti, molto concreti, per sottoscrivere un Patto per la Salute, Sicurezza e ambiente nei luoghi di Lavoro nella nostra regione. Crediamo, e questa ennesima tragedia lo conferma ancora una volta, che non ci sia più tempo. Vogliamo che l’Umbria – concludono i sindacalisti – si liberi di questo vergognoso primato e diventi un luogo sicuro in cui lavorare».


