Alla soglia dei 90 anni Aldo non si stanca di andare alla ricerca di tartufi. «Ragazzi, chiudete i social e venite nei boschi»

Bianchini è uno dei più esperti cavatori di Città di Castello. Esce con la sua Brilla e con il vanghino in mano in qualsiasi stagione

R.P.

CITTÀ DI CASTELLO (Perugia) – Una passione che non tramonta mai e che dura da una vita intera. La “cava” del tartufo non conosce età come testimonia la bella storia di, Aldo Bianchini, che alla soglia dei 90 anni sta per festeggiare le nozze di platino con il vanghino e il cane al guinzaglio.

Iscritto all’Associazione tartufai Altotevere, dove il fratello Italo, fra i fondatori ricopre il ruolo di segretario, il decano dei cavatori tifernati, dall’età di venti anni prima a Pietralunga e poi a Città di Castello, esce con il proprio cane nei boschi del comprensorio alla ricerca del prezioso tubero, in ogni stagione, con il caldo e con il freddo, con la nebbia e la neve.
Una passione per questa plurisecolare attività all’aria aperta e contatto con la natura, la cava del tartufo (da più di due anni patrimonio immateriale dell’Unesco) ereditata dal babbo Domenico  poi trasmessa al fratello e a tanti amici. «Ho lavorato sempre in campagna nell’azienda agricola di famiglia ed ho iniziato da giovane ad andare alla ricerca dei tartufi, profumo e sapore che a casa mia hanno fatto parte della vita quotidiana, grazie anche alle tagliatelle e gnocchi preparati da mamma Ester», esclama Aldo Bianchini, ricordando frigoriferi stracolmi di tartufi bianchi  neri e di lunghe traversate negli anni ’50 e ‘60 di tanti cavatori altotiberini con i muli verso Acqualagna a rifornire un mercato che era punto di riferimento in particolare del tartufo “nero”.

Nella sua mente tanti ricordi e aneddoti legati alle innumerevoli uscite nei boschi ai tanti cani, Zara, Brilla, Dik, in prevalenza bracchi pointer, insostituibili protagonisti, che lo hanno affiancato nella ricerca e di quella trifola, pregiato tartufo bianco di quasi un chilo che ha scovato tanti anni fa in una fredda giornata di inverno. A raccontarlo si commuove al pari di chi ricorda un titolo conquistato o un traguardo sportivo raggiunto: la “coppa dei campioni” per un tartufaio.
A distanza di quasi settanta anni dalla prima uscita nei boschi, il rito, una tradizione secolare che appartiene con orgoglio ad una comunità, si è ripetuto dall’ultima domenica di settembre, giornata di apertura della raccolta della trifola e rinnovato in questi giorni in cui si celebra la 43esima edizione del Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato, in programma fino a domenica 5 novembre nel centro storico.

Aldo Bianchini con la sua Brilla al guinzaglio ed il vanghino in spalla non ha rinunciato alla solita passeggiata nel bosco, riuscendo sempre a portare a casa un discreto bottino. «Anche se l’età avanza non me la sento di mettermi in pantofole sul divano a non fare nulla – afferma Bianchini – ormai questa consuetudine è parte della mia vita, quando esco nei boschi è come rinascere ogni volta».
Da Aldo anche un forte appello alle nuove generazioni: «Fate come me, staccatevi in po’ da telefonini  e dai social, andare nei boschi fa bene alla salute e si può tirar su qualche euro».

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