El. Cec.
TERNI – Un piatto semplice e umile ma dalla lunga storia. Per secoli è stato il culto dei morti, oltre che essere il pasto di migliaia e migliaia di famiglie. Le fave dei morti sono state protagoniste all’Osteria dello Sportello, ristorante situato a Casteldilago per un evento che ha spaziato dalla conferenza alla degustazione di un menù creato ad hoc su questo legume. L’iniziativa voluta dalla Condotta Slow Food Valnerina, in collaborazione con Coldiretti Donne Impresa Terni.
«Troppo spesso ripetiamo gesti, modi di dire, notizie senza saperne l’origine, diciamo semplicemente “è la tradizione” – spiega la fiduciaria Slow Food Valnerina e Resposabile Coldiretti Donna Impresa di Terni, Gina Vannucci – ma cosa vuol dire tradizione? Viene dal latino, traditio, “trasmissione, consegna” dal verbo tradere ovvero consegnare. Quindi la tradizione non è altro che una trasmissione nel tempo, diretta o indiretta, da una generazione all’altra di memorie, notizie, testimonianze». L’evento si è aperto con una conferenza dove hanno partecipato lostorico locale, Sebastiano Torlini, che ha narrato tutte le vicende storiche e antropologiche collegate alla Fave dei Morti in Valnerina, insieme alla fiduciaria della Condotta Slow Food “Terre dell’Umbria Meridionale”, Daniela Passagrilli, produttrice della famosa “Fava Cottora” dell’Amerino, già Presidio Slow Food da molti anni, che ha raccontata la bellissima storia di questo legume riscoperto e oggi nuovamente coltivato e utilizzato da molti ristoratori locali. Al termine della conferenza, dopo una breve visita al Museo della Ceramica di Casteldilago si è potuto degustare il Menu accuratamente preparato dallo chef dell’Osteria dello Sportello.
La fiduciaria Slow Food Valnerina, Gina Vannucci, ha voluto sottolineare «l‘importanza delle donne in questo ruolo di tenutarie della continuazione e preservazione delle tradizioni tra una generazione all’altra svolgendo la loro funzione di custodi dei saperi e sapori. Slow Food Valnerina, insieme a Coldiretti Donna Impresa Terni, hanno voluto con questo incontro consegnare alle generazioni future un piccolo tassello di quello che era il pensiero e il cibo dei nostri padri, cibo povero ma ricco di significato e proprietà di longevità».


