Il pericolo corre sul filo: Terni vuol fare come Spoleto, privatizzare la pubblica illuminazione senza sapere perché

Il Comune, consapevole di non riuscire a fare niente dei progetti stravaganti della prima fase, si butta su un’operazione che, senza benefici per i cittadini, mette però a rischio posti di lavoro. A Spoleto il sindaco Sisti ha dovuto fare retromarcia, qui si vedrà

M.BRUN.

TERNI – Anche a Terni hanno avuto l’illuminazione. E vorrebbero privatizzarla.
In principio fu però il sindaco di Spoleto (papa) Sisti che prese la decisione di privatizzare l’illuminazione pubblica, con un vantaggio irrisorio per le casse comunali ma in compenso con un effetto boomerang di prim’ordine sull’occupazione e sugli equilibri della sua maggioranza in consiglio comunale.

Sisti è stato costretto a suonare una precipitosa ritirata dopo che, in casa sua e all’opposizione, si resero conto che stavano mettendo a rischio posti di lavoro per una decisione della quale nessuno sentiva la necessità.
E però del cattivo esempio qualcosa resta sempre: Terni si è proposta di fare lo stesso. Dato che praticamente l’amministrazione fa poco o nulla ma soprattutto, dopo i progetti stravaganti o proprio demenziali, non sa più che cosa inventarsi per darsi un tono da amministrazione innovatrice, ecco che sta prendendo in serio esame l’idea di smontare un giocattolo che funziona e sul quale nessuno ha mai pensato di mettere le mani.
Anche qui come a Spoleto, non si sa chi ne trarrebbe beneficio, ma si sa per certo a chi tocca il maleficio: i dipendenti della società partecipata che in questi anni si è fatta onorevolmente carico del servizio.
Ma è difficile fare argine alla furia rivoluzionaria dei piccoli bolscevichi all’incontrario, apprendisti stregoni che si mettono a giocare con le provette per il gusto di vederle esplodere, senza pensare nè ai cittadini nè ai dipendenti delle società partecipate, pur di alzare polveroni nuovisti.
A Spoleto la febbre della privatizzazione made in Sisti è passata, subito sostituita dalla passione, francamente altrettanto inquietante, per un autovelox capace di centinaia multe al giorno (ma adesso lo fanno funzionare solo per qualche decina di minuti, preoccupati della fame multatoria del piccolo mostro).
Vediamo se a Terni trovano un’alternativa alle loro bramosie. Magari si potrebbe ripiegare su un’altra rotatoria, sempre con lo sponsor. Potrebbero così sempre dire ai loro amministrati di aver comunque fatto qualche cosa di nuovo, senza mettere a repentaglio famiglie di lavoratori.

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