L’Umbria unita per le donne: dai fondi per i centri antiviolenza al sostegno per trovare lavoro

PERUGIA – Unanimità. Perché su certi temi la politica non si può dividere. Quando c’è da difendere le tutelare le vittime. Questa la prima sfida vinta dall’aula di palazzo Cesaroni, che ha approvato appunto con voto unanime dei presenti (18) una mozione unitaria contro il femminicidio. Il documento di indirizzo per la giunta regionale è stato sottoscritto dai consiglieri Meloni, Bettarelli, Bori, Paparelli, Squarta, Pastorelli, Fioroni, De Luca, Puletti, Castellari, Rondini, Carissimi, Morroni, Agabiti, Fora, Bianconi, Porzi.

La mozione condivisa rappresenta, in parte, una sintesi delle due inizialmente presentate da parte del gruppo Pd (prima firmataria la capogruppo Simona Meloni): “Misure di intervento volte a contrastare i fenomeni di femminicidio e ad intensificare le azioni di prevenzione e di coordinamento rispetto alla violenza di genere”, l’altra bipartisan firmata da Bettarelli (Pd), Castellari, Mancini e Puletti (Lega) dal titolo: “Reinserimento lavorativo delle donne vittime di violenza”.
La seconda sfida, adesso, sarà non farla restare solo su carta.
Perché è davvero articolato e preciso il dispositivo approvato, illustrato in Aula dal presidente dell’Assemblea legislativa, Marco Squarta, che ha ringraziato gli estensori del documento e tutti i consiglieri per la condivisione del testo. La mozione infatti impegna la Giunta regionale a sostenere, garantire ed assicurare continuità ed affidabilità del servizio nei centri anti violenza, delle case rifugio e degli sportelli dedicati alle vittime di violenza, attraverso lo stanziamento di fondi pluriennali del Governo e al contempo per promuovere campagne informative anche plurilingue riguardo al numero antiviolenza 1522 e le reti antiviolenza presenti nel territorio nazionale; a promuovere e sensibilizzare la formazione del personale prevedendo forme di incentivazione in modo che forze dell’ordine ed operatori socio sanitari possano riconoscere correttamente e velocemente i segnali della violenza domestica assistita e più in generale di genere.

E ancora, a promuovere interventi volti a sostenere l’autonomia economica e psicologica delle vittime di violenza ai fini dell’inserimento lavorativo anche attraverso forme di sostegno ad iniziative imprenditoriali e contributi per la formazione professionale, anche attraverso la diffusione del protocollo in vigore nella zona sociale 1 e a siglarne uno a anche a livello regionale; a favorire e concretizzare tutte le misure, i servizi ed il sostegno possibile alle famiglie, fulcro e centro della crescita e della vita dei ragazzi e delle ragazze affinché la casa sia sempre il luogo del confronto, della condivisione, della risoluzione dei problemi senza paura e senza timori, a partire dalla famiglia devono infatti consolidarsi valori sani e solidi con cui crescere nel pieno rispetto del valore di ciascuno; a promuovere in ambito lavorativo, scolastico e formativo e nei luoghi di istruzione non formale, nei centri di aggregazione sportiva, culturale e di svago, campagne informative e azioni di sensibilizzazione sul tema dell’affettività e della cultura del rispetto della donna; a promuovere nel settore delle comunicazioni e dei media campagne informative e di sensibilizzazione sul tema rivolte in particolar modo ai giovani, insegnanti ed operatori del settore per poter favorire modelli positivi nelle relazioni tra uomini e donne.

Il testo impegna inoltre la giunta a farsi portavoce con il Governo centrale affinché le misure della legge sul femminicidio possano avere tempi rapidi; a snellire i tempi della presa in carico della donna attraverso una semplificazione ed agevolazione procedurale per attuare l’allontanamento immediato e tempestivo tra vittima e aggressore che spesso invece avviene con ritardo; a promuovere una campagna di sensibilizzazione rivolta agli uomini attraverso il coinvolgimento del mondo del lavoro chiedendo all’imprenditore e alle organizzazioni sindacali di favorire iniziative nelle quali i protagonisti siano gli uomini; a valutare nei casi di femminicidio avvenuti sul territorio regionale la costituzione di parte civile al fianco delle vittime nei processi poiché nei casi di particolare impatto per la propria comunità ed il sentire comune la Regione dovrebbe esercitare un ruolo forte di sostegno, vicinanza e garanzia di diritti costituzionali.

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