Scompare Walter Patalocco, il capo che difendeva la professione

Per anni responsabile della redazione di Terni de Il Messaggero nel nome dell’ autonomia

di Sebastiano Pasero

TERNI – Walter Patalocco è stato un uomo spigoloso, non semplice da vivere, complesso nei suoi percorsi mai scontati.  Walter Patalocco è stato, dal punto di vista professionale, il capo di una redazione e non ha mai messo in secondo piano la difesa della professione giornalistica, dell’ autonomia, dell’ indipendenza di chi la fa. Anzi, ne ha fatto una bandiera. Le ha difese con le unghie e, se non bastavano i corsivi, aggiungeva le sue mitiche sfuriate.

Nella Terni degli anni ’90 è esistito anche un potere della carta stampata. Un potere non fine a se stesso, ma inserito nelle dinamiche di una città a più voci e contraltari. Un mondo nel quale, quando c’era da abbaiare, il cane da guardia della democrazia faceva sentire la sua voce. Fossero gli “amici” socialisti o i “grigi” compagni del Pci.  Fosse la grande fabbrica con i suoi incidenti sul lavoro, il suo peso ambientale. Fossero gli innamoramenti di turno della città, anche all’ epoca propensa ai rapporti di amore e odio. Nella Terni di Palazzo Spada, di via Mazzini, di viale Brin, di piazza Duomo, c’era anche l’ insegna de Il Messaggero sempre accesa in piazza della Repubblica. Perché quella per tanti anni, con le sue migliaia di copie, è stata la voce della città. La Terni di Patalocco, una Terni più organizzata, strutturata, popolare, che lui sapeva leggere.  Nei passaggi storici, la Terni da bere di fine anni ’80 che inizia a perdere il suo aplomb di città operaia, la Tangentopoli del ’93, l’arrivo del professor Ciaurro, le stagioni fallite della diversificazione multimediale e universitaria.  Walter Patalocco è stato anche per questo un capo che ha insegnato la professione. Quella di stare con la schiena diritta dietro la telescrivente, la macchina da scrivere e poi il pc. Perché quando si hanno le mani sulla tastiera ci sono le proprie mani.  Walter Patalocco è stato un capo che rispondeva innanzitutto alla propria testata, al proprio lavoro, alla propria visione. Walter Patalocco se n’è andato troppo presto, il 5 novembre all’età di 72 anni.

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