TERNI – «Nella sua spasmodica ricerca di visibilità il sindaco di Terni Stefano Bandecchi, questa volta, ha cercato di ‘stupire’ l’opinione pubblica con affermazioni aberranti rilasciate in un’intervista, contro le donne e direi anche contro gli uomini, dipinti come persone mosse da istinti primordiali, legittimati a tradire per evitare atti di violenza. Come presidente della Commissione umbra contro i femminicidi e la violenza di genere invito Bandecchi a scusarsi, con il genere umano, e con tutta la comunità umbra ancora scossa dai femmicidi che hanno coinvolto la nostra regione, oltreché dalle vicende nazionali». Così Manuela Puletti, presidente della Commissione regionale chiamata ad indagare sul fenomeno della violenza di genere nella nostra regione, commenta le dichiarazioni rilasciate da Bandecchi in un’intervista. «Parole ancora più gravi e disgustose – spiega Puletti – perché pronunciate in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, in un momento in cui l’Italia piange 106 donne dall’inizio dell’anno, 87 delle quali in ambito familiare o affettivo. Mentre tutte le istituzioni, le scuole, le università, le associazioni si mobilitano per fronteggiare il fenomeno della violenza di genere, leggere dal sindaco della seconda città dell’Umbria che gli uomini sono legittimati a tradire perché è nella loro natura, arrivando persino a giudicare una violenza commessa come un semplice ‘sbroccamento’, rappresenta un insulto alla società umana. Del resto, poco altro ci si può aspettare da chi si è scagliato contro un consigliere comunale durante un’assise».
«Come amministratori pubblici – prosegue Puletti – abbiamo il dovere di provare concretamente a ricostruire una società che in parte sta perdendo i suoi valori, dove il revenge porn sta diventando un’abitudine e si arriva a uccidere una ragazza perché non si accetta la fine di una relazione. A fronte di tutto questo Bandecchi avrebbe fatto meglio a stare zitto, per rispetto non soltanto della comunità che rappresenta, e che sono sicura non si rispecchi nelle sue dichiarazioni, ma anche delle donne, del genere maschile e di quelle famiglie dilaniate dal dolore per la perdita della propria figlia. Anche parole come quelle di Bandecchi sono una forma di violenza di genere. E la violenza va sempre condannata, sia che la vittima sia una donna, sia quando a subirla sono uomini. Nel momento in cui la società prova a rispondere a questo grave fenomeno, simili affermazioni sono pericolosissime e vanno a minare tutto il lavoro che dalle famiglie alle istituzioni, passando per scuole e associazioni, si sta facendo per cercare di combattere un fenomeno che Bandecchi, con le sue dichiarazioni, alimenta».


