Acciaierie, varato il maxi piano. Ora solo Bandecchi potrebbe ritardare il più grande investimento produttivo per Terni e l’Umbria

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Il miliardo previsto può essere speso a partire da fine gennaio 2024 ed entro il 2026. Resta solo un’autorizzazione che deve dare il Comune per la bonifica ambientale integrale della discarica (a spese del Gruppo Arvedi). Il sindaco convocato dal ministro

di Marco Brunacci

TERNI – L’intesa è raggiunta. I tempi burocratici sono quelli che sono. Ma sono rispettate le previsioni che aveva avanzato Umbria7. Il ministro Urso ha comunicato alla presidente della Regione, Tesei, che tutti gli ostacoli sono stati appianati e che il Gruppo Arvedi, con un aiuto da parte della Ue e del governo italiano, può procedere al maxi piano per le Acciaierie di Terni, il più grande investimento mirato in un impianto e una città dell’Umbria, con un timing che prevede la conclusione dei lavori e la sua rendicontazione entro il 2026.

Il Gruppo Arvedi ha già speso di suo 150 milioni in opere di bonifica e recupero. Restano da investire, nei prossimi due anni, 870 milioni per il rilancio del sito produttivo. Come con il Pnrr, Governo e Unione europea daranno il loro contributo per step, con relativi controlli sul procedere del lavori, e complessivamente il loro impegno si fermerà a 280 milioni.
Come si vede l’investimento complessivo ammonterà, come annunciato, a più di un miliardo di euro.Tanti soldi che potrebbero essere a disposizione non oltre il prossimo 31 gennaio.
Pensate che adesso c’è solo ancora una minima incognita. Minima, ma c’è da ascoltare, per legge, il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, che è infatti stato convocato al Ministero da Urso. Se il sindaco non si inventa qualcosa che riesca a ritardare (bloccare sarà obiettivamente difficile) questo straordinario flusso di risorse per la sua città, stavolta è tutto fatto.
Bandecchi deve autorizzare solo una piccola parte del Piano: il landfilling mining. La bonifica ambientale integrale della discarica.
Cosa significa? Che l’azienda, interamente a sue spese, si impegna a ripulire e riadattare la discarica in anni 3, per poterla riutilizzare con nuove regole rispettose delle rigide normative europee sull’ambiente.
Il “landfill mining” è l’unico protocollo consentito dalla Ue in questi casi. Se qualcuno pensa di inventarsi un’altra cosa, fin da subito si può star sicuri che si tratta di un diversivo, che potrebbe essere letto come un tentativo di mettere bastoni tra le ruote a un piano fondamentale per le acciaierie e per la città di Terni. Chi si prende una responsabilità di questo genere?

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