Pietro Vannucci in action / Ecco perché chi non ha visto “Il Perugino a San Pietro” non ha visto il Perugino

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Dopo tante Mostre, a Perugia e in Umbria, ecco quella che non si può perdere per rivivere la grandezza di quel tempo e quelle emozioni. Fino al 7 gennaio

di Marco Brunacci

PERUGIA – Pensavate di aver conosciuto il Perugino, di averlo atteso e ammirato, stretto nella sue cornici, in una galleria d’arte, un capolavoro in fila all’altro. Ma vi siete sbagliati. Chi non ha visto “Il
Perugino di San Pietro” non ha visto il Perugino.
Solo a San Pietro avrete Pietro Vannucci in action, genio e mercante, artigiano e illuminato, maestro capace di dominare e asservire i colori a un progetto, ma anche titolare di bottega di sicuro inquieto col commercialista.

Qui solo c’è il sublime dell’arte e il tecnologico, le luci trattate come disponesse filtri, al pari di un maestro di cinema, c’è lo studioso delle forme ma anche l’influencer. Scoprite qui il contratto che lo lega ai benedettini (1495) e lo impegna a realizzare questa folgorante Ascensione con alla base una irripetibile predella a 11 facce, per la prima volta radunate insieme dopo le razzie napoleoniche, e lo vincola a esser teologo e scenografo, a fare sia comunicazione che narrazione (chissà come si traduce in gergo rinascimentale storytelling?).
E lui si mostra capace di confrontarsi con i misteri della fede come con la sua tavolozza e di immergersi nel racconto evangelico dell’Ascensione tanto da farla esplodere di colori, lasciando forse una patina, una sfumatura, un non detto nella straordinaria costruzione scenica, così da farne anche un annuncio della Parusia, la seconda venuta del Signore per giudicare la Terra.
Fatevi raccontare come viene alzata di oltre due metri questa straordinaria macchina magistralmente dipinta per far spazio a un’anonima raffigurazione utile alla dottrina o come doveva mostrarsi all’inizio a chi entrava in Chiesa a cercare conferma alla sua fede.
Solo a San Pietro sei dentro al tempo del Perugino e lo vedi muoversi e agire e inventare e rifinire e giudicare le sue opere e tornare indietro e adattarle al mercato e scambiarle e rimetterle sotto in lavorazione. Solo qui, mentre calpesti i pavimenti sconnessi per passare tra i chiaroscuri delle mura, nella luce che solo si insinua, filtra ma non illumina, se non ti sporgi alle fessure per farti sorprendere dall’apparizione della valle sottostante.

Perché solo qui, nei corridoi della Basilica (quand’è che diventerà punto di forza della proposta turistica di Perugia città d’arte?), in quei piccoli antri che sono stanze ma come fossero scavate, si sente la campagna respirare come non fossero passati secoli, solo nel chiostro-bomboniera, ti seguono le sensazioni di un coevo del Perugino: senti incenso, preghiera, conflitti, pergamene, contratti, scambi, mercato, potere, quando sale e quando svanisce.
Qui c’è il profumo della bottega di Vannucci, affarista che si scambiava disegni con i colleghi dell’epoca, che per la metà dei duecento scudi si prende la commessa dell’opera che doveva essere di Pietro il Galeotto, e quasi lo cancella dalla storia dell’arte nei secoli dei secoli.
Avete ancora un mese di tempo (fino al 7 gennaio) e potete vedere questo “unicum”: lo definisce così il rettore dell’Università di Perugia, Maurizio Oliviero, che della Fondazione dell’Istruzione agraria, titolare dei beni, è l’illuminato presidente, e lo ribadisce il suo appassionato delegato, il professor Antonio Bartolini (curiosità: di sicuro ha un animo sensibile per l’arte, ma è raffinato amministrativista, noto come il padre della legge elettorale vigente della Regione Umbria).
Andate via portandovi dietro il catalogo della Mostra, custodite nella mente le immagini e mandate a memoria certi passaggi dell’intervento di Laura Teza, curatrice di questo appuntamento-gioiello: “In pieno meriggio di gloria…”.
Nel tempo di Pietro Vannucci detto il Perugino, il sole rinascimentale è allo zenit, non accenna ancora a calare, ma si intravede il tragitto, la crisi non tarderà. Già bussa alle porte la Riforma protestante e la reazione cattolica, tra pochi anni Michelangelo picchierà col suo martello sulla Pietà nota come Rondanini e nel portare agli estremi confini la perfezione delle forme classiche ne decreterà la dissoluzione. L’evo moderno sta per iniziare. Tutto cambierà.
Come capite, non si può davvero mancare l’incontro con il Perugino e il suo tempo. A San Pietro fino al 7 gennaio.

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