TERNI- C’è chi prega che sotto il Verdi ci sia un pezzo della Terni di epoca romana. Ma anche qualcosa di medievale andrebbe bene.
L’amministrazione Bandecchi non vede l’ora di sbarazzarsi del progetto approvato ed appaltato per la realizzazione del nuovo teatro comunale, quello con la facciata neoclassica e il resto post moderno. Il sindaco Stefano Bandecchi e il suo vice Riccardo Corridore, fanno affidamento sui reperti archeologici che potrebbero saltare fuori quando si andrà ad effettuare lo scavo per realizzazione del ridotto. O i saggi propedeutici allo scavo. Il Grande progetto, che ha portato all’apertura del cantiere a fine luglio, prevede la demolizione del costruito novecentesco e poi la successiva riedificazione per quasi mille posti complessivi, suddivisi nella varie sale, 150 dei quali sotto il livello stradale. Solo un ritrovamento super potrebbe portare all’abbandono di un piano esecutivo finanziato ed assegnato (alla Krea di Narni). Altre possibilità non ci sono. Il sogno per l’attuale amministrazione Bandecchi è quello di riedificare il teatro ottocentesco, il teatro italiano progettato da Luigi Poletti cioè. Si tratta di un desiderio, perché nessun ritrovamento archeologico, al momento, è pervenuto, e mancano all’appello anche i tanti soldi in più che occorrono per rifare il teatro come lo disegno Poletti. Secondo alcune stime, peraltro prudenziali, il cambio di progetto poeterebbe quantomeno ad un raddoppio dei costi, con un passeggio da 20 a 40 milioni di euro. Per non parlare poi del tema dei tempi. Il blocco del cantiere porterebbe a sforare le consegne previste dal Pnrr. Insomma si andrebbe incontro ad un messo disastro. Ma sognare il Poletti non costa niente.


