di Marco Brunacci
PERUGIA – Nell’inondazione di dati di fine anno, ne è passato quasi inosservato uno. Le Comunità montane dell’Umbria, per decenni un pozzo senza fondo, non solo il fondo se lo sono dato (e se lo sono consolidato in questi ultimi anni) ma hanno raggiunto anche un deficit che è finalmente colmabile.
Ben inteso: questa è una notizia positiva per la comunità umbra nel suo insieme, molto meno positiva per i Comuni dell’area del Trasimeno, che facevano riferimento alla mitica Comunità montana del Trasimeno, la più pianeggiante del mondo, ma soprattutto quella gestita con criteri – diciamo – più creativi.
Il risultato segnalato dal commissario a fine 2023 dice che, nel loro insieme, le Comunità montane hanno ridotto il debito da 8.455.118 del 31/12 2021 a 5.985.000 del 30/09/2023. Bene. bravi, bis.
Ma i quasi sei milioni chi li paga, essendo ormai praticamente tutta farina del sacco della comunità montana Monti del Trasimeno?
Come da decisione dell’Assemblea legislativa regionale, che non ha voluto allargare a tutta l’Umbria il carico, saranno i Comuni dell’area a far fronte, con le loro entrate, al rilevante disavanzo, che però si cercherà di ridurre ulteriormente.
Si arriverà – secondo una stima ragionevole – a non più di 4,5 milioni. Questo significa però che nei prossimi mesi, nei Comuni di riferimento, le tasse a carico dei rispettivi cittadini dovranno salire per far fronte all’impegno economico. Un colpo, ma non si poteva continuare a finta nulla.
Alla fine si cancellerà così, in un lasso di tempo ancora non breve, il ricordo di un tempo in cui le partecipazioni pubbliche non potevano essere considerate un modello di impiego delle risorse. Di questo tante volte criticato modo di usare soldi pubblici, le Comunità montane resteranno nella storia regionale un non fulgido esempio.


