Ecco i migliori libri di cibo e cucina del 2023 da leggere anche nei primi mesi del 2024

I 7 VIZI GASTRONOMICI | Diego Diomedi alla scoperta delle “buone” letture

di Diego Diomedi

Prosegue il viaggio di Umbria7 nei 7 VIZI GASTRONOMICI, un tour nel mondo del gusto attraverso i sette vizi capitali. Si pensi a un pranzo o ad una cena, possibilmente tra amici, conoscenti o addirittura parenti. I 7 vizi, sotto forma gastronomica, usciranno tutti. Dalla gola all’invidia, dall’accidia all’avidità. Basta un banchetto per poter rappresentare i peccati capitali. Ma perderli è proprio un peccato…

Leggere di cibo è sempre una buona cosa. Come ripetuto da moltissimi masticatori di lessico gastronomico, gli italiani sono gli unici che mentre sono a tavola e stanno mangiando, magari parlano di un cibo diverso rispetto a quello che hanno nel piatto. Un segreto però per parlare in maniera corretta, con cognizione di causa o almeno avere un pensiero anche al limite e sostenerne le basi, è leggere tanti libri.
Per questo iniziamo il 2024 con una bella selezione di libri da leggere.

Per chi è appassionato di storia dell’alimentazione, nel 2023 sono usciti diversi libri interessanti. Due su tutti sono firmati da due professori. Uno è lo storico dell’alimentazione più famoso in Italia e sicuramente uno tra i più importanti nel mondo cioè Massimo Montanari, l’altro è un professore noto, molto bravo e sotto le luci dei riflettori per alcune interviste e litigi con la politica. Naturalmente mi riferisco ad Alberto Grandi. Tutti e due i libri sono veramente interessanti.

1 – Massimo Montanari ha firmato il suo nuovo libro: “Amaro. Un gusto italiano”. Pubblicato con l’oramai nota Laterza, ha un costo di 13 euro e 136 pagine.
“Dai radicchi ai carciofi, dal caffè ai digestivi: l’amaro ha un ruolo privilegiato nel gusto degli italiani. Nessun’altra cucina europea ha una predilezione così marcata per quel sapore. Questo tratto distintivo ha origini lontane e affonda le radici nell’incontro fra cultura contadina e cultura alta.
Gli organi del gusto sono la lingua e il cervello. La prima sente i sapori, a valutarli è il secondo. Il meccanismo non è solo biologico, ma anche e soprattutto culturale: è una questione di abitudine, di apprendimento, di giudizio. Dunque, se ci chiediamo perché la sensibilità gustativa degli italiani è così attratta dall’amaro, la spiegazione non va cercata nella genetica ma nella storia. Ce lo spiega uno dei più grandi storici dell’alimentazione, scavando tra fonti letterarie e trattati di botanica, agricoltura, cucina, dietetica. Un sorprendente itinerario che mette a fuoco un aspetto affascinante e caratteristico della cultura italiana.” (vedi https://www.laterza.it/scheda-libro/?isbn=9788858149348)

2 – Alberto Grandi con il suo nuovo libro aggiunge un ulteriore tassello alle sue preziose ed interessanti pubblicazioni. Il titolo del nuovo libro è “Storia delle nostre paure alimentari. Come l’alimentazione ha modellato l’identità culturale”. Edito da Aboca, è un libro di 252 pagine ad un prezzo di 24 euro.
“Quando i frigoriferi, la pastorizzazione e tutte le altre tecniche di conservazione ancora non esistevano, come faceva l’uomo a essere sicuro di quello che mangiava? Poteva ammalarsi, o addirittura morire, dato che per stabilire se un cibo è pericoloso serve sostanzialmente una cosa: l’esperienza. È il ricordo di ciò che è successo dopo aver ingerito un alimento a determinare la fiducia o la sfiducia nei suoi confronti. La possibilità di assumere sostanze tossiche è sempre molto concreta ed è quindi naturale che ogni essere vivente abbia sviluppato sistemi e processi automatici per valutare i potenziali rischi insiti nell’atto di nutrirsi.
Sembra addirittura che alcuni mammiferi che vivono in gruppo, in particolare i ratti, abbiano selezionato tra i loro membri dei veri e propri assaggiatori per verificare se un cibo può essere consumato dal branco oppure no.
Insomma, molte paure alimentari di oggi sono solo l’ultima versione delle paure che l’uomo ha sempre avuto. Quando poi si è trasferito nelle città, l’uomo non ha più potuto controllare la filiera alimentare e ha dovuto dotarsi di istituzioni sempre più complesse per evitare di morire di fame o ricevere cibo pericoloso.” (vedi https://abocaedizioni.it/libri/storia-delle-nostre-paure-alimentari-alberto-grandi/ )

3- L’ultimo consiglio per una lettura gastronomica targata 2023 non è un vero e proprio libro, bensì un volumetto di meno di 40 pagine scritto da Sara Porro per Quanti di Einaudi. Il titolo è La notte in cui tutto divenne gourmet. Come una parola si è svuotata di senso, mentre ci svuotava le tasche.
Perché questo libro? “Per restituire al cibo il senso di felicità quotidiana che gli è proprio. Senza prendersi troppo sul serio, ma soprattutto senza perdere l’appetito.”

Diego Diomedi vive a San Gemini, in Umbria. Storico dell’alimentazione e della gastronomia, collabora con “Umbria 7”, “Guide di Repubblica” e “Gambero rosso”. Ha preso parte come moderatore e come relatore a numerosi convegni e tenuto lezioni su tematiche enogastronomiche nelle scuole, all’Università e centri di formazione. Alunno di Massimo Montanari all’Università di Bologna, i suoi principali campi di ricerca sono la storia e l’antropologia alimentare. Collabora inoltre con diverse testate d’informazione. Per Edizioni Thyrus ha curato il libro “Conversazioni dantesche”.

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