«Peppino, un ragazzo animato dalla voglia di giustizia e legalità, innamorato della libertà»

A Perugia l’incontro con Giovanni Impastato

Redazione Perugia

PERUGIA – Sono circa trecento gli studenti dell’Istituto Aldo Capitini di Perugia che hanno partecipato all’incontro che ha visto protagonista, nel centro congresso martedì 16 gennaio, Giovanni Impastato. Un appuntamento realizzato nell’ambito delle attività di educazione civica e di orientamento.

«Un’occasione per riflettere sulla mafia e sulle esperienze di vita che spesso ne sono derivate per capire cosa è stata in passato e cosa è ancora oggi la sua storia», ha detto Silvio Improta, dirigente scolastico dell’Itet. Per due ore lo scrittore ha intrattenuto i ragazzi raccontando l’evoluzione di Cosa Nostra dagli anni ’60 ad oggi, dalla mafia agricola a quella urbana, dai rapporti coi Badalamenti a Messina Denaro. Una narrazione cadenzata dal ricordo del fratello, ucciso il 9 maggio 1978.
«Per me – ha detto Impastato – è una grande opportunità parlare con voi e raccontare la storia di Peppino, un ragazzo animato dalla voglia di giustizia e legalità, innamorato della libertà». Inevitabile il riferimento al film “100 passi”: «In 48 ore ha fatto conoscere al grande pubblico la nostra storia, cosa che non eravamo riusciti a fare in 22 anni di attivismo». Un’azione divulgativa e di sensibilizzazione che Giovanni Impastato ha intrapreso dopo gli attentati ai giudici Falcone e Borsellino portando avanti la missione del fratello che all’indomani dell’attentato allo zio Cesare (a metà anni ’60) disse: «Se questa è la mafia, la combatterò per tutta la vita».

Un messaggio che lo scrittore, tra i fondatori della “Casa della Memoria Felicia e Peppino Impastato” ha replicato agli studenti (14 le classi coinvolte) rispondendo alle loro domande che hanno toccato il tema della lotta alla mafia. “Cosa possiamo fare noi?”. «Per combattere certi fenomeni occorre conoscerli e che voi abbiate percezione del vostro territorio per difenderlo e capire dove sta la mafia», ha detto ricordando che Peppino amava anche la lettura e il cinema, la musica e la politica. «Guardate più partite di calcio, leggete più libri, incontrate gli amici nella vita reale, non nei social», ha aggiunto raccontando l’aneddoto sul giornale dattiloscritto di cui Peppino Impastato fu promotore. «Era povero (stampato col ciclostile), ma ricco di idee: attaccava la mafia facendo nomi e cognomi e per questo a 18 anni nostro padre lo cacciò di casa. Ma il giornale fu chiuso per un articolo sul calcio in quanto Peppino portava avanti una battaglia per avere un campo sportivo in paese». Agli studenti Giovanni Impastato ha confessato di sperare in un mondo con meno discoteche e più biblioteche. «In certi ambienti gira la droga che finisce sempre per alimentare gli affari della mafia», ha detto paragonando il fratello a Greta Thunberg: «Quello che fa lei oggi, lui lo faceva 50 anni fa in una dimensione diversa, contrastando anche con l’ironia (vedi l’esperienza di Radio Aut) un contesto dominato dalla mafia».

Le domande degli studenti hanno svelato anche un Peppino inedito, come quando vestito da clown in paese (Cinisi) si è improvvisato sputafuoco o come quando si dedicava al cineforum nel suo “Circolo musica e cultura” dove passava intere notti a parlare e a discutere con amici e conoscenti. «Specie con chi non la pensava come lui». Un racconto anche personale, la paura dopo l’uccisione del fratello e la lotta contro chi anche da morto infangava il suo nome. Prima, i dissidi con lui seguiti alla morte del padre al cui funerale Peppino si rifiutò di stringere la mano ai mafiosi. «Io non lo feci e ripensarci oggi è ancora imbarazzante: quel filo con la mafia si è spezzato solo dopo la morte di Peppino: incontrando voi ragazzi riesco a liberarmi di quel peso. Parlare con voi è come parlare con mio fratello, continuando quel dialogo spezzato 46 anni fa». A concludere l’incontro la professoressa Simona Carlà, vicepreside dell’Istituto Capitini: «Con questo incontro abbiamo gettato un seme che speriamo possa prima o poi germogliare».

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