A Palazzo Spada il cuore si è fermato. Lo scaricabarile è appena iniziato

Sul blocco dell’ attività politica e amministrativa rimpallo di responsabilità tra Bandecchi e le opposizioni

TERNI – Lui si è dimesso da sindaco. Loro si sono affrettate a dire che senza di lui non muovono paglia e non partecipano più all’ attività amministrativa.
Lui è Stefano Bandecchi, il sindaco pronto a lasciare tutto se non ci sarà un chiarimento dentro al suo partito, Alternativa popolare.
Loro sono le minoranze che ribattono: e senza un chiarimento da parte del sindaco sul futuro, il presente non può vedere i lavori del consiglio comunale come se nulla fosse.
Il cuore di Palazzo Spada perde colpi e tra il sindaco Stefano Bandecchi e le opposizioni è un rimpallo di responsabilità.
Sinistra, destra e Cinque Stelle hanno dato dell’ irresponsabile a Bandecchi. Da giorni sostengono che il sindaco con le sue dimissioni per le beghe interne di Ap ha portato una crisi di partito all’interno delle istituzioni. Perché – dicono ancora le opposizioni – la città ha perso rappresentanza, ha perso certezze, in un momento nel quale è impegnata in partite decisive, come l’ accordo di programma per la transizione ambientale per l’ acciaieria, la realizzazione del nuovo ospedale, gli investimenti sulle grandi infrastrutture. Ancora, le opposizioni parlano di “carnevalata”, di dimissioni destinate a rientrare, che non fa ridere nessuno. E che pure porta nuove tensioni e imbarazzi su una città che aveva sperato in un nuovo corso, per ritrovarsi invece ancora nei riti della vecchia politica, quella delle dimissioni, della verifiche, dei documenti di ripensamento.
Ma Stefano Bandecchi non ha sensi colpa. Ribalta le responsabilità sulle minoranze: «L’ unico blocco amministrativo è quello che stanno attuando le minoranze come si è ampiamente visto nei lavori del consiglio comunale e delle commissioni. La giunta dal canto suo e i consiglieri di maggioranza non hanno perso un minuto di lavoro assicurando sempre e comunque presenza e continuità amministrativa. Gli atteggiamenti delle minoranze invece sono incentrati sul blocco dell’attività come si è ampiamente visto anche nel question time di giovedì. Nella seduta del question time le opposizioni avevano a disposizione ben tre assessori, il presidente della assemblea, il segretario generale. C’erano dunque tutte le condizioni per avere le dovute risposte alle loro interrogazioni. Sono state le minoranze a non essere rispettose del tempo e degli impegni della giunta e di tutta l’organizzazione del consiglio comunale che è stato convocato per una seduta che è durata poi pochissimi minuti e non certo per responsabilità della maggioranza. Un rallentamento dell’azione amministrativa che crea un danno all’ ente e alla città». Colpa mia, colpa tua.

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