PERUGIA – Una «vasta operazione» di contrasto allo spaccio di droga è in corso da giovedì mattina a Fontivegge.
La polizia di Stato di Perugia, su disposizione della procura della Repubblica, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di cittadini tunisini indagati per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
Ad annunciarlo via social anche il sottosegretario al ministero dell’Interno Emanuele Prisco che ringrazia «le Forze di polizia e la Procura di Perugia per l’attività messa in atto finalizzata al contrasto della criminalità».
Nello specifico, la polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Perugia, su richiesta della procura di Perugia, nei confronti di nove soggetti, cittadini di origine tunisina ed età compresa tra i 32 e i 54 anni, gravemente indiziati, a vario titolo e in concorso con altri 12 soggetti (allo stato indagati) dei reati di detenzione e spaccio di stupefacenti tipo hashísh, eroina e cocaina.
Il provvedimento cautelare, che costituisce l’epilogo di una complessa e intensa attività investigativa, ha disposto nei confronti di sei indagati la custodia in carcere per un periodo che varia da un anno a tre mesi tenuto conto della gravità delle singole condotte. Per gli altri tre, invece, è stata applicata la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per un periodo che varia da due anni a sei mesi in base alla gravità delle singole condotte contestate.
L’operazione, che ha interessato, come suddetto, la zona della stazione Fontivegge tra piazza Vassalli e relative pertinenze è stata condotta dalla squadra mobile di Perugia con il supporto del reparti prevenzione crimine Umbria-Marche e delle unità cinofile antidroga della polizia di Stato. Le indagini, avviate nel giugno dello scorso anno, sí sono sviluppate con molteplici servizi sul territorio, con appostamenti e pedinamenti, ma anche con attività di tipo tecnico come il monitoraggio delle telecamere di sorveglianza e l’utilizzo di fotocamere. Nel corso delle indagini la polizia giudiziaria ha documentato circa 800 episodi criminosi e l’esistenza di una vera e propria “piazza di spaccio”, ove i soggetti agivano indisturbati e in maniera palese, talvolta esponendo sui muretti le varie sostanze, come fossero in esposizione, altre, pesando e confezionando le dosi in loco alla presenza dell’assuntore.
Le indagini delegate hanno consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati; sono stati infatti individuati compiti e ruoli di ognuno con particolare riferimento alle modalità di gestione e direzione dell’attività di spaccio svolta nel piazzale. In particolare, le figure ritenute essere i coordinatori e i fornitori dei vari gruppi di spacciatori operanti nella zona, avevano attivato una serie di “vedette” a supporto e a difesa della piazza che, tramite il monitoraggio degli accessi, oltre ad assicurare la prosecuzione dell’attività delittuosa senza soluzione di continuità, avevano il compito di allertare gli spacciatori in caso di arrivo delle forze dell’ordine.
Contestualmente agli arresti, sono state eseguite perquisizioni domiciliari che hanno consentito di rinvenire e sequestrare presso le abitazioni degli indagati numerosi supporti informatici che saranno oggetto di successivi accertamenti. Dei nove soggetti destinatari della misura cautelare tre sono attualmente irreperibili sul territorio nazionale per i quali sono state attivate ricerche anche in ambito internazionale.


