Protocollato il ritiro delle dimissioni di Bandecchi

Il sindaco di Terni resta a palazzo Spada

TERNI – Stefano Bandecchi, come fatto filtrare in più occasioni, ha ritirato le sue dimissioni come sindaco di Terni. La novità di oggi, però, è che il ritiro da lui presentato a una settimana precisa dal terremoto politico, è stato protocollato. Quindi è ufficiale.

A Umbria7, dichiara: «Non potevo lasciare la città nelle mani di quegli animali». Gli “animali”: le opposizioni di destra e di sinistra. Ribadisce che lui è il sindaco di quelli che lo hanno eletto: «Non sono il sindaco di tutti come la Meloni non è il presidente di tutti, ma lavoro per tutti i ternani». Bandecchi conferma tutto quello ha detto in questi giorni: «I problemi interni al mio partito ci sono ancora, non li ho potuti risolvere in così poco tempo anche se sono certo che molto presto tornerà tutto come prima, ma la pochezza delle opposizioni mi ha convinto a continuare a fare il primo cittadino».

LE PRIME REAZIONI

Il capogruppo del Pd, Francesco Filipponi: «Le dimissioni del Sindaco Bandecchi date il 9 febbraio e oggi ritirate, sono un’ennesima brutta pagina. In otto mesi, oltre al passo indietro del Sindaco la città ha già dovuto assistere alle dimissioni in giunta, poi ad un primo rimpasto, dimissioni dal partito di maggioranza, ancora ipotesi di altre dimissioni. Ciò sta a rappresentare che la maggioranza che governa la città, è finita in crisi sistemica, con tempi record rispetto alle forze politiche tradizionali, per beghe interne sulle spalle dei cittadini. Stigmatizziamo inoltre gli atteggiamenti di chi invece di rappresentare tutta la massima assise comunale, si lancia in commenti del tutto inopportuni, in un momento delicato per tutti i cittadini ternani».

Il segretario provinciale di Azione, Michele Pennoni: «Il finale più scontato è stato scritto, finalmente.La noia di reggere altri giorni perché arrivasse il ritiro delle dimissioni era peggiore della visione di un film cecoslovacco con i sottotitoli in tedesco. Il sindaco è stato eletto e riprenda la gestione di questa città. La presidente del consiglio Francescangeli subito si chiede che fine abbiano fatto i tappi di champagne pronti a saltare ma con chi ce l’ha? Col mondo, coi mulini a vento o con alcuni suoi colleghi di Ap? Terni è rimasta a guardare attonita uno spettacolo tutto made in Alternativa popolare, un soliloquio incomprensibile ai più, un singolare monologo allo specchio. Una settimana in cui si fa tremare l’ amministrazione (davanti all’ ipotesi di un nuovo commissario traghettatore per la gestione ordinaria) di una città di più di centomila abitanti, capoluogo di provincia per, di fatto, dimettere il segretario provinciale, significa, in pratica, prendere le mosche a cannonate. A meno che non ci sia dell’ altro. E potrebbe, perché se in otto mesi abbiamo già assistito a dimissioni in giunta, dimissioni dal partito, ipotesi di altre dimissioni, significa che siamo di fronte a un partito che nasce già pregno di tutti quei vizi e difetti delle peggiori tradizioni del novecento tanto da dover spingere il sindaco, nonché capo del partito, a dare le dimissioni da primo cittadino del comune di Terni. Ma i cittadini, anzi no, i cittadini non hanno detto nulla, sono i consiglieri, assessori e quadri di partito che hanno firmato e giurato eterna fedeltà al sindaco. Certamente è rassicurante raccontarselo ma doverselo dire a nemmeno un quinto del viaggio, francamente, lo è molto meno. In questo eterno ritorno degli schemi, mi viene in mente un precedente, la letterina di un tal Cristiano Lucarelli e come andò a finire ce lo ricordiamo in tanti».

Il consigliere di Forza Italia, Francesco Maria Ferranti: «Evidentemente avevo interpretato bene fin dall’ inizio sostenendo che fosse la solita trovata pubblicitaria per trarne visibilità, qualche titolo sui giornali nazionali e qualche ospitata nelle trasmissioni televisive e l’obiettivo e’ raggiunto. Peccato al di là del solito teatrino non abbia il sindaco inteso assestare la giunta con un rimpasto che miri a renderla oiu efficiente soprattutto nella figura apicale che oltre a fare campagne elettorali in giro per l ‘ Umbria e l’ Italia appare non pervenuta in 9 mesi».

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