di Marco Brunacci
PERUGIA – Per la rubrica “Scusate l’anticipo”, iniziamo a parlare delle prossime elezioni regionali programmate per fine anno. Vivrà dello scontro tra Donatella Tesei (centrodestra) e Stefania Proietti (centrosinistra).
Sulla candidatura di Tesei, Umbria7 aveva riferito il 6 dicembre scorso dell’intesa a livello nazionale sul suo nome. Poi ci sono stati inevitabili tentativi, in questa fase di politica “liquida”, per rendere torbide le acque, ma non particolarmente rilevanti. Il risultato del voto in Sardegna ha solo accelerato l’ufficializzazione di Tesei.
Stessa storia per Proietti: già a inizio gennaio Umbria7 ha raccontato delle prime mosse da candidata presidente in pectore del centrosinistra alla Regione della sindaco di Assisi. Prima di arrivare alla ufficializzazione qui si dovrà attendere qualche settimana ancora, forse qualche mese. Ma la macchina elettorale è già in moto. Dato che i riti del centrosinistra sono più complessi e quindi più insidiosi di quelli del centrodestra, si concede ancora uno 0,1% di possibilità che la candidatura non arrivi a buon fine. 0,1 per cento, non di più.
E allora ecco come si parte:
1.Donatella Tesei, governatrice uscente dell’Umbria, ha lavorato questi anni con impegno e, spesso e volentieri, su certi dossier, da sola. Può mostrare voti in pagella interessanti in molte materie, tranne che in sanità. Ma il piano per recuperare su liste d’attesa e comunicazione con i medici è attivato.
Tesei, grande lavoratrice, rustico stile montanaro, ha dalla sua la concretezza di un’azione di governo mai fatta di colpi di tacco, ma sobria e determinata. Ed è la sua forza.
La debolezza? La sanità (di cui abbiamo detto) e la politica: il suo partito di riferimento (la Lega) è in una fase down dalla quale non riesce a risollevarsi (in Umbria c’è l’impegno del neo segretario Marchetti, ma il lavoro è improbo) e soprattutto c’è la “fase Renzi” del segretario nazionale Salvini che per un periodo ha trasformato in oro elettorale ogni argomento che toccava e adesso – esattamente come Renzi, al di là perfino dei demeriti – precipita a valle su tutto (da qui Slavini). Non si sa se il Nord leghista abbia capito la situazione, ma rimandare la resa dei conti a dopo le Europee di giugno ha un che di fortemente autolesionistico.
2.Stefania Proietti, attuale sindaco di Assisi e presidente della Provincia di Perugia, è già in pista e si muove da candidata del centrosinistra, avendo i vantaggi di non dover rispondere di una nomination ufficiale. È l’ideale dopo il voto della Sardegna. L’immagine fresca, la sua allure ulivista, che raccoglie simpatie in vari livelli della società civile che guarda a sinistra – da una parte del mondo cattolico assisano all’industriale umanista Cucinelli – è il top adesso che non vanno di moda i candidati di partito.
Prendete il modo in cui si è difesa dall’accusa di non pagare la quota dovuta all’aeroporto San Francesco – che porta vantaggi diretti soprattutto al turismo di Assisi – come atto politico, magari in attesa di diventare lei presidente della Regione.
Un furbo silenzio assoluto da parte sua, ma con una curiosa coincidenza.
Due esponenti di primo piano del Pd, la Borghesi al Comune di Perugia, e l’ottimo Bettarelli (che un po’ al Candide di Voltaire somiglia, ma è un avvedutissimo democrat di nuova generazione) in Regione, si sono mossi per dimostrare che Comune di Perugia e Comune di Assisi si comportano con l’aeroporto nello stesso modo. Come si vede, un atto di inizio campagna elettorale.
Quindi Proietti non potrà contare sull’effetto sorpresa quando verrà ufficializzata la sua discesa in campo. Ma avrà il vantaggio di essere – non del tutto ma abbastanza – nuova e soprattutto “non di partito”, quindi capace di incendiare la paglia da ardere della grande sfiducia degli italiani nella politica che spiega la voglia di cambiare in continuazione.
Il limite? È nella sua forza. Essere con tutti e con nessuno viene percepito come sinonimo di autoreferenzialità. In parole povere: ci si deve tanto (ma tanto) fidare di lei. Con tutte le incognite del caso.


