Romizi vs Ferdinandi: «Perugia chiusa? In questi anni i cittadini si sono riavvicinati all’amministrazione». Anche Fora stoppa la candidata del centrosinistra: «Giù le mani dalle fragilità»

Il primo cittadino rispedisce al mittente le accuse di aver creato una città spaventate e frammentata: «Né io né Perugia meritiamo questo pensiero»

R.P.

PERUGIA – Vittoria Ferdinandi è da poco più di 24 ore la candidata ufficiale del centrosinistra alle amministrative di giugno e già le sue dichiarazioni hanno sollevato un polverone. Nel mirino del primo cittadino uscente Andrea Romizi è finita una frase proferita da Ferdinandi, che è la seguente: «Romizi ha piegato una città su se stessa, l’ha resa una città spaventata, frammentata». Parole non affatto gradite al sindaco che ha voluto rispondere alla portabandiera dei progressisti con un lungo post su Facebook: «Questa è la “gentile” dedica che mi hanno voluto rivolgere nella giornata di ieri – ha scritto – Sento allora la necessità e il desiderio di domandare a tutti voi: vi ho reso spaventati? In questi anni vi siete sentiti dal Sindaco abbandonati?  Onestamente non credo di meritare questo pensiero, né credo lo meriti la città».

Il sindaco rivendica il merito di aver riavvicinato le persone al palazzo: «Se c’è un elemento che mi è stato trasversalmente riconosciuto è quello di aver riavvicinato l’amministrazione ai cittadini e con loro di aver riattivato processi virtuosi condivisi e nuove e rinnovate sinergie, con le quali in tante aree stiamo non solo curando antiche ferite ma valorizzandone potenzialità». Romizi ha quindi svoluto snocciolare alcuni risultati raggiunti durante i suoi dieci anni di mandato: «Si pensi semplicemente al bilancio che si restituisce ai perugini completamente risanato. Si pensi agli investimenti che, come riportato dal programma triennale delle opere pubbliche, in questi anni siamo riusciti a decuplicare da 20 a 200 milioni, e al riguardo non può essere in maniera sbrigativa disconosciuta la capacità che questa amministrazione ha avuto di intercettare risorse come poche altre città in questi anni, vedasi la classifica del Sole 24 ore che, in valori assoluti, colloca Perugia al pari di regioni e città metropolitane».

Oltre ai risultati amministrativi, anche quelli sul turismo vengono riportati nel post: «E’ sempre più destagionalizzato con l’aeroporto che supera la soglia dei 500mila passeggeri. Si pensi alla città piena di visitatori in ogni periodo dell’anno, capace di attrarre turisti da tutto il mondo e attenzioni dai principali media internazionali. Le persone che in questi anni hanno lavorato con me sanno bene che quello che vediamo prendere forma è solo una parte di tutto quello che abbiamo seminato e che nei prossimi anni verrà alla luce». E poi elenca il Pinqua a Ponte San Giovanni, il Brt fino a Castel del Piano, gli interventi in stazione, il cantiere di Monteluce che l’Agenda Urbana a San Sisto che è pronta a partire, il Piano di rigenerazione dell’ansa del Tevere, la cittadella giudiziaria, il Mercato Coperto, il Turreno e il Pavone, per citarne solo alcuni.

Per Romizi, Perugia è «una città che «ha saputo rialzarsi e accompagnare questi processi che hanno portato scelte importanti e lavoro costante: certamente questo ha comportato fatica ma anche frutti nuovi e concreti che presto raccoglieremo».  In questi anni posso aver commesso degli errori, ma sono stato costantemente mosso dall’idea di una comunità unita, coesa e matura». La chiosa finale sembra in punta di fioretto ma l’effetto è più potente di un missile: «Capisco che in campagna elettorale tutto (o quasi) sia concesso, ma reputo che sia fondamentale non perdere mai di vista il confine fra propaganda e realtà. Pertanto quello che a me eventualmente spaventa è che si affronti questa campagna elettorale non tanto parlando della nostra città con le sue potenzialità e fragilità, ma tornando ai tempi in cui la priorità alla fine era semplicemente quella di delineare nel volto dell’altro il demone da combattere. Questa non sarà mai la mia politica».

Anche da Andrea Fora, che nelle settimane scorse ha dato il proprio appoggio alla corsa verso palazzo dei Priori della candidata di centrodestra Margherita Scoccia, non tarda ad arrivare la risposta a Ferdinandi: «Era il 1995 e in tutta Italia c’era un gran fermento nel sociale – dice – Nascevano nuovi servizi e si sperimentavano opportunità per sostenere le fragilità. Avevo 22 anni e ci inventammo la Bottega delle Professionalità a Ponte della Pietra, un quartiere isolato e dormitorio di Perugia. Senza nessun sostegno pubblico ogni giorno oltre 30 ragazzi disabili o con disturbi dell’apprendimento frequentavano percorsi formativi per poi essere inseriti al lavoro in azienda».

Fora ricorda questi «30 anni nel corso dei quali abbiamo costruito la rete di welfare della nostra regione e della nostra città, avviato al lavoro centinaia di ragazzi disabili, insieme alle migliaia di operatori, assistenti sociali, educatori che quotidianamente si dedicano alla fragilità, spinti dalla motivazione di non lasciare nessuno indietro e di dare a tutti le possibilità di crescere ed emanciparsi».

Prosegue il consigliere regionale: «Tra le prime dichiarazioni della coalizione di sinistra che si candida per governare Perugia è stato detto che la nostra città è spaventata e frammentata e lascia indietro gli ultimi.  Non si esprime così un giudizio solo su Andrea Romizi ma anche sulle migliaia di operatori e associazioni con cui dialogo ogni giorno, i servizi che lavorano sul territorio, le assistenti sociali, le tante persone impegnate nel sociale».

A Perugia, secondo Fora, c’è bisogno «di idee, di progetti, di proposte per rendere la nostra città sempre più inclusiva e in grado di saper leggere i nuovi disagi adolescenziali, le nuove fragilità.  Non abbiamo bisogno di urla e contrapposizioni. Non abbiamo bisogno che si faccia delle fragilità l’ennesima arma di contrapposizione politica. Non abbiamo bisogno che vengano strumentalizzati i più deboli. Non abbiamo bisogno che la sinistra rivendichi la “superiorità morale ed etica” degli anni 60»

La fragilità, sostiene, non ha «colori politici e non appartiene a nessun partito la sua difesa. La differenza la fanno come sempre le persone. Ecco perché auspico un gran “patto politico” che faccia del welfare un campo su cui costruire insieme, senza nemici da combattere e senza urla. Come ha fatto fino ad oggi Andrea Romizi. E come sono certo faranno le tante persone di buona volontà che si metteranno alla prova nei prossimi mesi insieme a Margherita Scoccia, alle quali darò tutto il mio contributo e la mia esperienza di lavoro nel sociale di oltre 30 anni».

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