di Egle Priolo
PERUGIA – Cinquanta minuti a braccio, davanti a migliaia di perugine e perugini da portare «insieme fino alla Vittoria». Così si è presentata la candidata sindaca Vittoria Ferdinandi, una larga coalizione di centrosinistra alle spalle ma chiaramente espressione prima di tutto del suo essere e della sua esperienza.
Al Capitini solo posti in piedi, fuori tanta gente quanto il dentro di una sala in cui si giocano le sorti della maggioranza che fu, esorcizzata oggi da una partecipazione inattesa. E dall’emozione altissima. Ferdinandi entra sul palco con una citazione di Paolo Vinti e il pubblico è già suo. Le prime file – che è già una notizia – non sono riservate alle autorità. Chi c’è c’è. Anche seduto per terra. Ci sono anziani, famiglie, disabili e pure un’interprete Lis, per «una vera inclusione». Nel parterre Bori, il segretario Pd capoclaque che non si perde un applauso, poi Tizi, Pavanelli, Maddoli, Croce, Bistocchi, Meloni. E ancora Pasquali, Betti, Baiardini, Cernicchi, Ciccone, Vinti. E poi Agostini, Mariucci, Borghesi, Verini, Proietti, Cardinali, pure Mariuccini da remoto. E Pasquino, i Pampanelli, Laureti, Sgalla, Carini. Leonelli, il candidato sindaco del passo indietro. E pure la partigiana Mirella Aloisio. Impossibile citarli tutti, di certo era parecchio che non si vedevano tutti insieme sotto lo stesso tetto.
Cinquanta minuti e decine di applausi. I più scroscianti su donne e sicurezza. Sei di fila solo nell’impegno del sindaco per la salute, pubblica e mentale.
Avevano aperto la presentazione gli interventi di Marco Grignani, Linda Di Pietro e Simona Marchesi, un pensiero a Clara Sereni, poi le canzoni di Cristina Donà e, sul palco, Paolo Benvegnù, insieme alla presentazione di due animali da palcoscenico e «pezzi di cultura che resiste nella nostra città» come Matteo Svolacchia e Giulia Zeetti. E poi la benedizione di Damiano Tommasi, il sindaco civico ex calciatore che fa il tifo per Vittoria. «Mi piace l’umiltà della candidata che ha scelto un luogo piccolo…», dice per rompere il ghiaccio. «Dobbiamo arrivare al cuore, abbiamo bisogno di essere credibili. Serve contagiarsi a vicenda, dobbiamo parlare al cuore. E Vittoria può farlo, con la sua professionalità, genuinità e sorriso».

Poi tutti in piedi per lei, che entra mentre la filodiffusione ricorda che «siete pazzi». Ringrazia i «compagni di alleanza» e la sua squadra che «in tre settimane ha fatto un miracolo». Poi dice «grazie ai miei maestri di coraggio, i miei numeri zero… Siete il mio esempio e vi porto con me, anime belle».
Parla della necessità di riaccendere la fiamma di Perugia («Sono qui perché voglio che Perugia protegga la sua fiamma, non voglio vedere il suo sguardo affievolirsi ma deve tornare a splendere. Ha bisogno di un soffio: Anima Perugia significa dare vita, vivificare. Svegliare dal torpore») e poi giù con il programma: mobilità, strade, inclusione, scuola e università come «imprese di futuro», in cui insegnare la «cooperazione e non la competizione». E ancora, bilanci partecipati, strade da manutenere, Perugia come città per giovani, cultura, associazioni. Perugia bella, con aree verdi «da curare insieme». E poi, housing, mobilità notturna e diurna, il centro che «deve tornare a essere pensato e agito, non una vetrina a cielo aperto», con il Comune («casa di tutti») che deve aiutare a lavorarci. Un pensiero anche alle 52 frazioni, ai borghi, da mettere in rete, «tutti con gli stessi diritti e la stessa dignità».

Ferdinandi cita don Milani, Capitini, ma anche papa Francesco sul «prendersi cura degli atri come atto politico». Parla dell’importanza delle diocesi e delle associazioni «laiche e cattoliche». Racconta della sua visita alla Caritas e dimostra di non dimenticare un mondo magari lontano da lei, ma non dal suo programma. «Pensiamo e vogliamo una Perugia più sicura per tutti e per tutte – spiega -. Pensiamo ad azioni per potenziare la polizia locale, riqualificare aree degradate, tra prevenzione e presidio del territorio. No a politiche securitarie, ma integrazione, welfare e cultura».
E il programma non è ancora finito. «Vogliamo ristabilire il primato della salute pubblica e universale», dice e incassa l’applauso più sentito. «Questo è il ruolo di governo e di controllo del sindaco», spiega parlando di salute territoriale e di prossimità, tra «assistenza domiciliare e una serie di servizi integrati con l’ospedale». Poi vengono i ringraziamenti a Omphalos «perché non sia più negata la cittadinanza a qualcuno» e il ricordo del suo sogno da bambina di diventare «presidente del Perugia calcio», con l’idea di una «consulta con una bandiera del Perugia per un progetto aperto e condiviso per un nuovo Renato Curi moderno e accogliente». E il voto dei tifosi è li a un passo.
Gran finale con il lancio di «Perugia capitale della pace», benedetto anche dal sindaco di Assisi Stefania Proietti, e il racconto dell’ultimo sogno con protagonista la mamma che non c’è più. «Non la sognavo da tanto, mi ha detto “Fai come sai fare tu, portali a piedi fino al mare”. Non so cosa bene volesse dire, ma il mare rappresenta quello che a Perugia non c’è. E passo dopo passo ci arriveremo. Insieme, fino alla vittoria».








