Fontana di piazza Tacito: i nuovi mosaici sono già a rischio

Nel corso della manutenzione dell’opera di Ridolfi e Fagiolo i tecnici segnalano l’assottigliamento di alcune tessere

Au. Prov.

TERNI- Due anni di funzionamento e la fontana di piazza Tacito è piena di acciacchi. Alla lista dei problemi se ne aggiunge uno per certi versi ancora più clamoroso: il nuovo mosaico, costato oltre 800mila euro, mostra segni di invecchiamento precoce.

Nel corso dei lavori di pulizia del catino e di manutenzione dell’opera di Ridolfi e Fagiolo, che si protraggono ormai da oltre due mesi, sarebbe stato riscontrato (e segnalato al Comune) il cedimento, in alcuni tratti,  della resina e l’assottigliamento di alcune tessere. «Per il mosaico, una riproduzione fedele di quello del 1961 disegnato da Corrado Cagli,  sono stati utilizzati gli stessi materiali che hanno determinato il deterioramento dell’opera tanto da rendere necessario un primo  costoso restauro  e poi  un secondo che ha portato la  Soprintendenza a decidere di distaccarlo per essere esposto in un museo. Se invece si fossero utilizzate tessere vitree il problema, tra l’altro noto, non si sarebbe presentato». Luciano Marchetti, l’architetto che con Ridolfi ha lavorato e che poi ha continuato a collaborare  con Frankl e Malagricci, sostiene che uno studio dei materiali avrebbe escluso la riproduzione del mosaico di Cagli con tessere lapidee.

«La motivazione per cui si era deteriorato il mosaico del ’61 era emersa: l’utilizzo di tessere di composizione differente, che  hanno un comportamento diverso quando entrano a contatto con l’acqua, ha fatto sì che alcune di queste saltassero.  Si decise lo stesso di procedere con un mix di materiali. Con alcune tessere sedimentarie altre vulcaniche ed altre ancora metamorfiche. E mentre le sedimentarie non hanno problemi, le altre, soprattutto le vulcaniche, si ossidano e si consumano. Sono queste ultime che, nel tempo di degradano. Ecco, a mio avviso, il problema che sta alla base di tutti i problemi: l’utilizzo dei materiali, gli stessi che causarono l’ammaloramento dell’opera».

Quindi, secondo l’architetto Marchetti anche i nuovi mosaici potrebbero benissimo aver iniziato il processo di deterioramento. E non sono certo meno belli degli originali. La Soprintendenza, che venne chiamata ad esprimersi quando già un anno dopo la loro inaugurazione, nel 2022, la politica (i gruppi di minoranza in consiglio comunale) segnalò un ingiallimento dell’opera scrisse: «Nell’apprezzare l’interesse per le problematiche conservative della fontana, sorprende che non si abbia contezza del fatto che l’opera di Corrado Cagli del 1961 dichiarata di interesse culturale ai sensi dell’art. 10 comma 3, sia stata distaccata e sostituita da una copia realizzata nel 2020. Ciò detto, la copia è indiscutibilmente parte integrante del monumento e come già suggerito dal funzionario di zona durante un sopralluogo al cantiere di restauro, necessita delle stesse attenzioni del mosaico originale».

Una cosa è certa Il mosaico originale che la Soprintendenza ha voluto far restaurare e distaccare  per essere musealizzato,  resta chiuso nei depositi comunali. Si trova a Papigno, protetto da cartoni. E il sindaco di Terni Bandecchi, sollecitato dalla stessa Soprintendenza ad occuparsi della valorizzazione dell’opera di Cagli, ha detto chiaro e tondo che un milione e mezzo per valorizzare il mosaico il Comune non ce li ha.    

Tutto pronto al Clt per il 3° raduno regionale del WheelChair Tennis

Emanuele Di Biase e Laura Todari vincitori del Campionato italiano artisti decoratori Fipgc 2024