R.P.
PERUGIA – L’avvio della settimana santa in mezzo alla gente. «Proviamo anche solo per un momento a immaginare cosa significherebbe togliere il racconto della Passione dalla nostra cultura, dall’arte, dalla musica, dalle chiese e dalle nostre stesse case». Così l’arcivescovo Ivan Maffeis nell’introdurre il Vangelo della Passione del Signore alla celebrazione eucaristica della Domenica delle Palme in cattedrale.
«Un racconto conosciuto – ha aggiunto il presule – ma che ogni anno può dirci qualcosa di nuovo, qualcosa che può illuminare la situazione che stiamo vivendo e per certi versi così drammatica, situazione che può aiutarci a comprendere meglio questo racconto. Ascoltiamolo con la disponibilità di chiederci cosa dice a me, quale verità mi schiude, cosa porta non tanto sul piano delle opinioni o delle idee, ma della mia vita, della mia esistenza».
«E’ un racconto che parla di morte e di risurrezione – ha proseguito l’arcivescovo – Cosa devo lasciar morire? Come deve cambiare e rinnovarsi la mia fede, quale zavorra lasciar cadere e quale tesoro portare con me? La chiave per entrare in questo grande racconto della Passione, della Pasqua, ce l’ha offerta san Paolo nella breve lettura appena ascoltata: Gesù non ha rivendicato privilegi, ma si è donato, si è fatto servo. Questo sia la vita per accompagnare Cristo nella sua Passione per risorgere con Lui a vita nuova come singoli, come comunità, come società».
La celebrazione è stata preceduta dalla preghiera con la benedizione dei ramoscelli d’ulivo davanti all’arcivescovado e dalla processione rievocativa l’ingresso di Gesù in Gerusalemme. Tra i numerosi fedeli anche una rappresentanza di studenti e insegnanti di una scuola cattolica del Michigan in visita nel capoluogo umbro per un progetto di gemellaggio, oltre alla presenza di Confcooperative Umbria nel 50° anniversario della nascita le cui realtà agricole sociali hanno donato e distribuito i ramoscelli d’ulivo.


