La sicurezza che non c’è approda a Palazzo Spada

Le minoranze attivano la procedura per un consiglio comunale straordinario: «Troppi episodi di violenza»

TERNI – I capigruppo delle minoranze richiedono un consiglio comunale su ordine pubblico e sicurezza  «ai sensi dell’art. 44 del Regolamento del Consiglio comunale e dell’ art. 39 comma 2del Tuel». Quindi al massimo entro 20 giorni a palazzo Spada si dovrà discutere degli accadimenti che stanno cambiando le abitudini dei ternani, degli episodi di criminalità, delle risse, rapine e furti.  

Francesco Maria Ferranti (FI),  Francesco Filipponi (Pd), Marco Celestino Cecconi (FdI), Claudio Fiorelli (M5Stelle),  Valdimiro Orsini (Terni Masselli Sindaco), Jose Maria Kenny (Innovare per Terni), firmano il documento  dopo che Ferranti, il 19 febbraio, ha espresso la necessità  a sindaco e presidente del Consiglio  di dibattere in aula «in modo costruttivo e possibilmente coeso sugli stessi temi al fine di sollecitare azioni congiunte delle istituzioni competenti con lo scopo di contrastare questi fenomeni di cronaca nera». Ma in vano. Nonostante i troppi e crescenti  fatti criminali registrati in città, c’è stato il tema  delle dimissioni del sindaco, durate una settimana appena, a distrarre. «Sarebbe stato molto più utile affrontare il problema sicurezza che quello delle beghe interne al partito di Bandecchi – dichiara Ferranti – ma adesso non ci si potrà tirare indietro».

«Vista la non curanza da parte del sindaco e della presidente Francescangeli ad attenzionare il tema, congiuntamente con tutti i presidenti dei gruppi consiliari di opposizione a palazzo spada abbiamo firmato la richiesta di un consiglio comunale monotematico sul tema del contrasto alla criminalità e della sicurezza. E’ davvero spiacevole doversi avvalere degli strumenti legali messi a disposizione dal Testo unico degli enti locali –  legge 267/2000 – per obbligare chi amministra Terni a parlare di provvedimenti seri e non solo a dare fumo agli occhi dei cittadini con le macchinine dei vigilantes privati che non sono autorizzati a nessuna azione di repressione della criminalità».

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