m.brun.
PERUGIA – Ha un rilievo speciale la presentazione della candidatura di Marco Squarta alle Europee: l’attuale presidente dell’Assemblea legislativa, 44 anni, Fdi, è in realtà l’unico umbro che abbia concrete possibilità al momento – la politica è liquida, può cambiare ma adesso è ragionevolmente così – di essere eletto a Bruxelles. E’ la candidatura più forte espressa dopo quella di Luisa Todini, negli anni Novanta, con dietro Forza Italia, ma anche una residenza più romana che tuderte. Ma c’è una grande differenza: all’epoca andare al Parlamento europeo significava occuparsi di qualche massimo sistema e di diversi minimi dossier, utili per racimolare qualche finanziamento in settori specifici, agricoltura in primis.
Oggi, è cambiato tutto, ed ecco il messaggio che il team Squarta ha confezionato: l’Umbria ha assoluta necessità di avere un riferimento a Bruxelles, per tanti degli interessi della Regione che si fanno guardando oltre il Governo nazionale.
Esempio: non sfugge a nessuno che la giunta regionale ha dovuto triangolare con il Governo e con la Commissione europea per permettere al Gruppo Arvedi di arrivare alle soglie della firma dell’Accordo di programma (e ancora non è finita).
Avere referenti forti in Europa, significa poter contare su sponde importanti, senza dover andare col cappello in mano a chiedere udienza a parlamentari eletti in altre zone d’Italia.
Da qui l’importanza della geografia più della appartenenza a un partito. E il road show, al Barton park di Perugia, di Marco Squarta è stato tutto all’insegna dell’allargamento delle simpatie, prima ancora che dei consensi.
Presentato dal pacchetto di mischia di Fratelli d’Italia umbra (Franco Zaffini e Emanuele Prisco, con introduzione di Francesco Pace), ha potuto contare su una platea vasta (500-600 persone), col suo partito schierato ai massimi livelli, anche ternani (da Cecconi a Pistoli a Masselli a Pace), ma soprattutto molto centrodestra, declinato nelle varie forme. Dai civici di Fora e Arcudi, a elementi vicini a Forza Italia (mancava Romizi che, al di là due buoni rapporti personali, è pur sempre il coordinatore regionale di un partito concorrente), alle zone di progetto Perugia con Laffranco. E c’era pure un Petruccioli della Lega.
Se vuole raggiungere il risultato – non facile – Squarta dovrà riuscire a essere trasversale nei voti da raccogliere. Sicuramente dovrà sfondare al centro. E questo sulla base della sua storia personale, che non è quella di un estremista, ma di un personaggio che si è fatto con molto lavoro politico, partendo dalla gavetta, come ha ricordato nel suo intervento. Ma anche puntando sul calcolo delle possibilità di essere eletto: per la prima volta la soglia dei 24-25 mila preferenze può essere raggiunta in prima battuta da un candidato umbro, in virtù di un combinato disposto che va dalla attesa performance positiva del suo partito (Fdi), dalle capacità di Squarta di captare consensi umbri (è stato il candidato più votato in assoluto alle ultime regionali) e sulle concrete possibilità di avere la Meloni dalla sua parte nel Lazio nord, terreno di caccia privilegiato dei meloniani. Due conti? Se Squarta raggiunge i 13-14 mila in Umbria, con qualche piccolo apporto toscano e marchigiano, altri 10-11mila possono arrivare via Lazio. “Se non ora, quando”, si è ripetuto spesso nel corso del road show.
Concorrenti di Squarta? Due umbre parlamentari europee uscenti, entrambe entrate però come supplenti (Laureti, Pd, e Peppucci, Forza Italia) e che non hanno un traino tale nei rispettivi partiti paragonabile a quello che può mettere in campo Squarta. Il quale comunque si gioca tutto nella sua capacità di essere il più “inclusivo” possibile..


