Immigrazione, il modello Perugia. Il vicesindaco Tuteri: «La sfida non è l’accoglienza, ma l’integrazione»

Il capoluogo e la sua tradizione con l’Università e la capacità di attrarre, sottolineata dal cardinal Zuppi. Le soluzioni sbagliate, le false narrazioni, la questione irrisolta, la citazione di Tommaso Moro

m.brun.

PERUGIA – C’è una ricetta Perugia, nel senso dell’avamposto di tutta l’Umbria, sull’immigrazione, una questione decisiva per il nostro presente ma ancora più per il nostro futuro?
Il tema “Immigrazione e diritti umani” è stato rilanciato dall’Università per stranieri con un convegno non di quelli di maniera con un importante intervento del cardinal Matteo Zuppi, leader della Cei, e altri contributi nazionali e internazionali.
Al vicesindaco Gianluca Tuteri è stato dato il compito di indicare una sorta di “modello Perugia”, città da sempre meta internazionale in virtù della sua Università, aperta al mondo, ma anche per la sua non comune capacità di attrarre.

IL MODELLO PERUGIA E L’INTEGRAZIONE. Cosa c’è nel modello Perugia, indicato da Gianluca Tuteri? Intanto una priorità: “La questione non è l’accoglienza che pure è importante quanto l’integrazione”. L’integrazione va da sè, comporta numeri che siano “integrabili”.
LA QUESTIONE DEI NUMERI. Tuteri non a caso cita Hegel subito all’inizio del ragionamento: “Quando un fenomeno aumenta quantitativamente, non abbiamo solo un aumento quantitativo di quel fenomeno, fate attenzione, ma abbiamo anche un mutamento qualitativo radicale in cui avviene. Pensate a un terremoto del terzo o quarto grado poco accade, se è del 7 o dell’8 sconvolge il mondo circostante e cambia l’intero scenario”.
Per questo dice Tuteri quando affermiamo che bisogna promuovere l’accoglienza diciamo anche che bisogna tutelare “sia il diritto a non migrare, che quello a non migrare, ovvero consentire di avere in patria condizioni che permettono una dignitosa realizzazione dell’esistenza”.
INTEGRAZIONE, COSA NON È. “Integrazione non è l’assimilazione francese né il multiculturalismo di certe città canadesi”,
INTEGRAZIONE, COSA È. “Se non è assimilazione e né incorporazione, se non è appiattimento né isolamento reciproco, è lo stimolare e sensibilizzare le popolazioni autoctone a favorire l’integrazione pacifica e non ingenerare false narrazioni (del genere: rubano il nostro lavoro, pesano sul nostro welfare o che bisogna aiutarli a casa loro)”.

LA QUESTIONE (IRRISOLTA) DELLA CRIMINALITÀ. Ecco alla fine che sia Tuteri come il cardinal Zuppi, al pari di altri intervenuti, si fermano davanti a una questione che è nei numeri. “Serve educazione e conoscenza reciproca, come dice Papa Francesco”, conclude Tuteri nella linea di Zuppi.
LA CITAZIONE FINALE. Per Tuteri, compito di chi fa politica è quello richiamato da Thomas More, Tommaso Moro, lo sceriffo di Londra, che nel 1500 si trova a dover affrontare una delle tante grandi migrazioni del suo tempo. Shakespeare, in un celebre dramma, mette in bocca a More queste parole, davanti a una folla inferocita contro i migranti: “Come chiunque di noi, un politico può affrontare l’impopolarità e battersi per condurre alla ragione il popolo, senza cavalcarne invece i più primitivi e sciagurati sentimenti. E se può, se è una persona degna, deve”.

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