TERNI – Nei giorni scorsi il sindaco Stefano Bandecchi con lettera protocollata il 27 marzo, si era rivolto al prefetto chiedendo l’ inserimento di Terni nel progetto nazionale Strade Sicure. Quello che prevede nelle grandi città e nelle regioni a forte presenza malavitosa le pattuglie dell’esercito nelle piazze e nelle vie. Magari davanti agli obiettivi sensibili.
Una richiesta di quelle pesanti, per rispondere alla escalation di furti e spaccate ai danni dei negozi. Anche per rispondere alle proteste dei commercianti con i loro cartelli affissi sulle vetrine.
In occasione del 172esimo anniversario della fondazione della Polizia di Stato, di risposta ne arriva un’ altra. Quella del prefetto Giovanni Bruno. Che replica con poche e chiare parole: «Inutile che costantemente qualcuno chieda la presenza dell’esercito, non ci sono le condizioni. Terni non è la Calabria. Magari aumenteremo il controllo del territorio per dare più sicurezza, forse una videosorveglianza che funzioni di più. Abbiamo scoperto per caso che su alcune videocamere manca l’energia elettrica e oggi non è concepibile».
Sulle telecamere è una vera e propria stoccata, perché la videosorveglianza è di competenza del comune. Finora per Palazzo Spada era stato sempre un vanto aver attivato negli ultimi 10 anni oltre 100 telecamere. Negli ultimi giorni il vicesindaco Riccardo Corridore ne aveva annunciate ulteriori quaranta (circa), la metà delle quali posizionate nei parchi cittadini.
Resta da capire, su quelle già installate, quali siano quelle senza alimentazione elettrica e quelle realmente funzionanti.


