di Marco Brunacci
PERUGIA – In principio fu Maschiella, pregi e difetti, era il Pci che sapeva guardare al mercato e interpretare potenzialità e bisogni dei territori.
Oggi il cambio di passo. La grande fiera, cresciuta e cresciuta ancora, ma sempre a misura di grande paese, la forza e le debolezze di Bastia, diventa la nuova Umbriafiere, un polo più che regionale, nazionale con velleità perfino europee e non più solo a parole.
Troppo entusiasmo per il progetto che domani la presidente Tesei spiegherà nei particolari?
No, piuttosto qualche rammarico: magari in Regione si fosse lavorato su tutto (sanità in primis) come su Umbriafiere o come a Monteluce o sulle strade anti-isolamento o sul turismo o sull’aeroporto.
Il progetto del nuovo Polo fieristico (si potrebbe anche decidere di cambiargli nome per dare il senso della svolta) è stato benedetto per la prima volta, quasi 4 anni fa, da Mario Draghi in persona, allora primo ministro, che diede atto a Tesei e all’Umbria di aver fatto “i compiti a casa” e aver preparato nel modo migliore le richieste per l’accesso ai finanziamenti del Pnrr, che allora muoveva i primi passi.
La burocrazia ha i suoi tempi (lunghi), ma quel progetto è rimasto. Non cambierà soltanto la facies del sito fieristico, aprirà l’Umbria alle grandi rassegne.
Per essere ancora più chiari: l’investimento e l’impegno è tale che il Polo potrà incidere sul pil della regione, ma solo se messo nelle condizioni di sfruttare ogni opportunità. Dovrà – giocoforza, per avere successo – entrare in sana competizione con gli altri Poli nazionali.
Per cui la gestione dovrà essere manageriale, impegnare le menti più preparate, capace di accettare le sfide più ambiziose. In una parola: non più gestione “paesana”.
Non più Bastia, ma solo Umbria. E solo Umbria in Italia e in Europa.
La politica è chiamata di nuovo a decidere. Fare un passo indietro per dare spazio ai talenti manageriali migliori o perfino fare un passo in avanti e investirci tutta la propria credibilità ai massimi livelli.
Il progetto è un gran bel progetto, benedetto da Draghi in persona, ma è sulla gestione che si gioca la scommessa. Perderla per provincialismo, grettezza, mancanza di visione, sarebbe imperdonabile.


