di Marco Brunacci
PERUGIA – Il confronto pubblico alla Sala dei Notari tra i 5 candidati a sindaco a Perugia ha fatto chiarezza su alcune punti di questa campagna elettorale, per quanto riguarda lo scontro tra le due protagoniste, Margherita Scoccia e Vittoria Ferdinandi (sugli altri, Massimo Monni, Davide Baiocco e Leonardo Caponi faremo una riflessione a parte).
1.Dopo il lungo dibattito e al netto dei boatos dei tifosi, si respira un’altra aria nel centrodestra dopo il confronto. La candidata Margherita è stata precisa, sempre sui temi, con spazio minimo alle polemiche, portando l’attenzione sulle cose fatte, quelle da fare, e nei modi e nei tempi in cui verranno fatte nel caso di successo elettorale.
Nel cdx è tornato l’ottimismo a poche ore dalla diffusione del sondaggio elettorale promosso (come anche il dibattito tra candidati, dal Corriere dell’Umbria) che si è concluso la scorsa settimana e quindi nei giorni precedenti al confronto.
La strategia elettorale scelta dai consulenti del centrodestra è quella di non cadere nelle polemiche ideologiche, di non farsi tentare dalla scontro che è invece quello su cui gli spin doctor (ottimi) della Ferdinandi hanno impostato il recupero rispetto al grande gap che c’era con Romizi leader alle ultime elezioni.
Una scelta di sinistra dura e pura, con il pugno chiuso, la stella tatuata, l’umanesimo marxista esibito con orgoglio, le Schwa sui manifesti dei supporter, in grado poi di portarsi dietro i moderati di centrosinistra per inerzia, invogliati a votare Ferdinandi con la prospettiva di battere gli antipatici di centrodestra: è questa la tecnica scelta dal csx con raffinata determinazione e già raccontata nei particolari, rischi inclusi, da Umbria7. Perugia e la linea così sbilanciata a sinistra sarà un test fondamentale per la Schlein che intende prendersi il partito a livello nazionale, lasciando ai moderati una piccola riserva indiana o – come prospetta lo stratega Goffredo Bettini – promuovendo la loro fuoriuscita in un partitello nuovo, federato col Pd, dove i pugni chiusi non si esibiscono anzi si ricordano con qualche ansia.
Finora l’avanzata della Ferdinandi è stata chiara. Col confronto ha avuto un primo stop.
E qui siamo al secondo punto.
2.Ferdinandi la sera prima del confronto aveva postato un video in cui ballava la macarena, per dare ulteriore slancio alla sua immagine di candidata empatica.
Ma su due punti si è persa. Strade e sicurezza.
Sulle strade è stato l’assessore regionale Enrico Melasecche, che evidentemente non ha input alla moderazione da parte dei consulenti della campagna elettorale del centrodestra, a mettere nero su bianco l'”inversione a U” – sulle strade è particolarmente pericolosa – rispetto alle precedenti decisioni prese dal Pd ai massimi livelli cittadini rispetto al famoso “Nodino”.
Sugli errori tecnici che Melasecche imputa a Ferdinandi vi lasciamo leggere la nota dell’assessore regionale ai trasporti qui di seguito.
Quello che vale come un colpo a vuoto nella finora progressiva ascesa della candidata è il giudizio tranciante ma motivato: la posizione di Ferdinandi è «un’inversione a U verso un massimalismo talebano pseudo ambientalista» con questo «tradendo l’anima riformista» del Pd. E qui non vale tanto l’uso dei termini di Melasecche, quanto il fatto che lui indica, in questa scelta, la vittoria degli interessi dei pochi (magari “radical chic”, sostiene Melasecche) rispetto a quello dei tanti (partendo dai trentamila cittadini dell’hinterland perugino direttamente interessati) che hanno necessità di veder snellito il traffico e che pensavano che l’epoca del corto circuito dibattiti infiniti-rinvii fosse per sempre terminata, con scelte addirittura bipartisan. Questo almeno fino alle dichiarazioni di Ferdinandi.
Il problema con le strade che ha la candidata csx fa il paio con la questione del cioccolato che rappresentò il suo debutto maldestro in campagna elettorale: affermare che per intervenire sulle “strade comunali” bisogna chiedere soldi alla Regione e al Governo è come telefonare alla Nato per rimuovere un’auto in sosta vietata: sbagliare indirizzo. Grave per chi vuol fare l’amministratore.
Ecco ora il secondo stop per l’ascesa di Ferdinandi del quale ha potuto approfittare Scoccia.
Ferdinandi non vuole che la sicurezza sia solo un «problema securitario», dice, quindi di forze dell’ordine, ma deve essere affrontato prioritariamente attraverso “l’inclusione” e ha polemizzato con Scoccia per aver parlato della Perugia del 2012 come Scampia («è solo il titolo del giornale La Repubblica», ha spiegato la candidata cdx).
Ma fu il sindaco Boccali (Pd), dopo anni a parlare di inclusione, a mandare una preoccupatissima lettera all’ambasciata tunisina “sulla questione dello spaccio a Perugia in mano ai tunisini”, annotava un sito web dell’epoca.
L’inclusione si tentò anche allora, con risultati sulla sicurezza che tutti possono giudicare, finchè non arrivò un bravissimo prefetto, che era davvero nato a Scampia.
Ci fu una gremita (e carica di tensioni) assemblea in piazza Grimana, secondo il modello di partecipazione diretta promosso oggi dalla candidata sindaco Ferdinandi.
In quella occasione fu lei stessa a prendere una posizione che – chi era presente – racconta come per niente condivisa dal resto dell’assemblea. Ora sarebbe interessante sapere cosa disse Ferdinandi in quella assemblea al prefetto che da Scampia veniva e che fu, insieme ad altri prefetti e questori, decisivo nel portare fuori Perugia da quella situazione di vero clima criminale, oggi dimenticato da tanti. Una rimozione collettiva inammissibile, perché tornare lì è quanto di peggio si possa immaginare per questa città.
LA NOTA DI ENRICO MELASECCHE
SUL NODO DI PERUGIA IL PD TRADISCE LA SUA ANIMA RIFORMISTA E FA UNA INVERSIONE AD U VERSO UN MASSIMALISMO TALEBANO PSEUDOAMBIENTALISTA
Era partita molto bene in anticipo la Dada. Grandi sorrisi stampati da spot odontoiatrici, discorsi immaginifici sull’”anima”di Perugia, belle parole su parole dalla rotondità sonora che ha un suo fascino. Ma alla distanza il tutto si sta rivelando una trovata pubblicitaria, efficace ma vuota di concretezza, perchè quando il confronto scende nei dettagli, si evidenziano le scelte di fondo di una giovane donna sicuramente interessante, impegnata nel sociale (ho apprezzato molto il ristorante che ha creato in cui lavorano ragazzi dalla diverse abilità), ma fare il sindaco di un capoluogo di regione, con i tempi che viviamo e le complessità di questa fase storica è ben altra cosa. Nel confronto fra candidati alla Sala dei Notari, alla domanda sul problema dei problemi del traffico, di Perugia e dell’Umbria, di fronte al dramma di decine di migliaia di automobilisti che ogni giorni sono costretti ad attraversare quel tratto maledetto in cui le due correnti di traffico si intersecano con file interminabili ed un’alta incidentalità la Ferdinandi, con una capriola da revisionismo negazionista, tradisce improvvisamente quella posizione riformista che il PD a Palazzo dei Priori aveva assunto pochi mesi fa votando all’unanimità a favore del Nodo di Perugia, I e II stralcio, con la realizzazione di quella circonvallazione che libererà definitivamente dalla morsa del traffico non solo l’area da Collestrada fino a Madonna del Piano ma anche, con il II stralcio che ANAS, su precisa richiesta di questa giunta regionale sta facendo progettare, anche il tratto problematico delle gallerie di Perugia, croce e delizia di un mare di automobilisti che ogni giorno devono andare al Silvestrini, a Corciano o proseguire verso Bettolle.
Una inversione netta ed improvvisa rispetto anche alle dichiarazioni favorevoli dell’ultimo segretario comunale del PD, con la Ferdinandi che preferisce andare a braccetto con i quattro radical chic che dalle casotte in cima al colle di Collestrada, dicono di voler preservare il boschetto di farnetti che nessuno intende minimamente toccare e l’antico borgo che solo loro vogliono continuare a cementificare. I trentamila comuni mortali che abitano al Ponte e a Balanzano possono pure morire asfissiati dai miasmi di un traffico di attraversamento che, come ha ampiamente dimostrato il comitato pro degli abitanti, violenta ormai sistematicamente quel tessuto urbano.
Non solo, la Ferdinandi, nel confronto con Margherita Scoccia usa quelle armi di una politica intrisa di evidente malizia che disvela l’anima vera del progetto che non è quella dei suoi manifesti, cioè quella di una Perugia plurisecolare, ma quella delle grandi bugie proprie di una vecchia sinistra-sinistra adusa a raccontare la storia come meglio fa comodo. La Ferdinandi sintetizza a modo suo l’enorme lavoro svolto dall’ANAS in questi tre anni a tutti i livelli, con quintali di studi sul traffico e centinaia di mappe e rapporti, decine e decine di incontri tecnici per giungere a produrre quel progetto definitivo che rispetta tutte le prescrizioni della VIA, estrapolando dal contesto una mezza frase del “direttore dell’ANAS” riferita ad altro tema, quello delle diverse utilità del I e del II stralcio.
La verità è che questa giunta regionale ha svolto un ruolo essenziale per rompere quello strano incantesimo che aveva condannato Perugia e l’Umbria all’immobilismo di decenni imbalsamando una idea progettuale che nessuno aveva fin qui avuto il coraggio di tradurre in un progetto definitivo e cantierabile, che ci consente solo oggi di presentarci ai tavoli nazionali del Governo Meloni per finanziarlo. Quanto poi all’altra dichiarazione che tale opera “non rientrerebbe nei programmi del governo” costituisce un’altra bugia inaccettabile che tende a confondere le idee ai cittadini che hanno ascoltato le ripetute dichiarazioni del Ministro Salvini che ha più e più volte dichiarato esattamente il contrario anche durante interviste a livello nazionale alla presenza dell’AD dell’ANAS e più recentemente a Foligno. in cui ha ribadito la volontà di procedere “entro tempi brevi” al finanziamento dell’opera che, se fosse stata realizzata dieci anni fa, da quelli bravi, sarebbe costata un terzo. Confondere le utilità del I rispetto a quelle del II stralcio, mescolare il tutto con i vantaggi peraltro non decisivi dell’ampliamento delle rampe che deve mantenere, come il sottoscritto si è battuto su tutti i tavoli, lo svincolo di Via Adriatica e contenere barriere antirumore con pannelli fotovoltaici che alimentano a livello compensativo l’abitato e la sicurezza di Ponte San Giovanni, denota una scelta di campo massimalista che farebbe presagire un futuro per Perugia e per l’Umbria tutt’altro che rosa ma denso di nubi nere tali da frenarne lo sviluppo e il benessere, condizionando quell’anima vera e libera che ne costituisce l’essenza. Non solo, l’aver inserito nelle note elettorali la rivendicazione che l’idea progettuale del Nodo risale ai tempi della gioiosa macchina da guerra dimostra solo due cose, il fatto che di idee per la Perugia del futuro la Ferdinandi ne abbia ben poche ma soprattutto molto confuse.


