Aurora Provantini
TERNI – «Nessun compromesso, tantomeno al ribasso. La nostra è una proposta progettuale concreta che si fonda sui presupposti di una legge regionale, la LR 2/2023». Gianni Giovannini e Roberto Ruscica, gli ex direttori generali del Santa Maria accusati dal vicesindaco Corridore di voler «mantenere in piedi una struttura pensata 70 anni fa e realizzata 50 anni orsono, con tutte le sue problematiche» come se fossero degli irresponsabili, spiegano al braccio destro di Bandecchi cosa è davvero fattibile.
Non si offendono. Colgono invece l’occasione per spiegare all’avvocato Corridore su quali strumenti normativi si fonda la loro soluzione progettuale. In più mettono a confronto la soluzione A (l’ospedale rinnovato e sostenibile) con le B (il project financing). «Entrambe le proposte in ballo, che vogliono un ospedale nuovo di zecca – spiegano – presuppongono un indebitamento cospicuo. Secondo le nostre stime, con il project financing si richiederebbe la contrazione di un debito pari a 200 milioni di euro, che con 30 anni di interessi rischia di raddoppiare. Mentre nel caso Inail la spesa sarà legata al solo canone di affitto, che dovrebbe ammontare intorno al 2,5% dell’intero investimento (circa 300 milioni) per un canone annuo di 7,5 milioni di euro a tempo indeterminato».
«Queste cifre – dicono Giovannini e Ruscica – impatteranno sulla spesa corrente dell’Azienda ospedaliera interferendo con l’erogazione dei servizi. Esemplificando solo la rata annua da corrispondere all’Inail risulterebbe pari al costo per un anno intero di un insieme di 40 medici più 80 infermieri. Mentre per il project la rata sarebbe circa il doppio per 30 anni. Da ciò deriva la nostra preoccupazione per la sostenibilità finanziaria, che rappresenta un prezzo troppo alto per giustificare un intervento completamente innovativo, soprattutto alla luce del fatto che la struttura attuale non versa in condizioni così drammatiche da richiederne la dismissione. Da ternani duole constatare che gli altri ospedali regionali (Orvieto, Città di Castello, Perugia, Foligno, Pantalla) sono stati finanziati con fondi statali, mentre per Terni la novità di entrambe queste ipotesi è quella che saranno i ternani a pagarselo».
Giovannini fa presente a Corridore che alcune regioni italiane (Veneto, Toscana, Abruzzo e Marche) che avevano intrapreso la strada del project financing «vi hanno rinunciato proprio per la sperimentata insostenibilità finanziaria» . Sul criterio di vetustà, Giovannini affonda: «Ricordo a Corridore che il Policlinico Gemelli è entrato in funzione nel 1964, cioè 10 anni prima del Santa Maria. E sempre a Corridore rammento che il Policlinico Umberto I ha iniziato l’attività nel 1903, ma non mi risulta che qualcuno abbia in mente di abbatterlo perché è vecchio». Se la vetustà fosse stato un criterio non esisterebbero né il Careggi né il Sant’Orsola, insomma.


