Chiusure, Confartigianato: «Occorre un piano di emergenza adesso»

La crisi a Terni è complessa. «Su caro affitti, tasse e incentivi, bisogna lavorarci subito, altrimenti il centro città si svuota»

TERNI – Chiusure, degrado e caro affitti. «Di fronte alla crisi del centro città occorre un piano di emergenza». Troppe chiusure tutte insieme nonostante gli allarmi lanciati da Confartigianato, che da mesi denuncia il rischio di desertificazione del cuore di Terni. Non solo. Di questo passo immaginare  un rilancio a breve termine risulta davvero difficile, a meno che non si ci avvalga di strumenti straordinari.  «Terni ha una incidenza elevatissima delle medie e grandi superfici – analizza  Confartigianato –  certamente di gran lunga la più alta dell’Umbria se messa in relazione alla presenza effettiva di residenti (che in numero rilevante sono domiciliati in altre città per motivi di studio e di lavoro), all’assenza di forti poli universitari con capacità di attrazione esterna, alla configurazione della stessa distribuzione delle medie e grandi strutture che non presentano capacità di gravitazione commerciale sui territori limitrofi, alla presenza di flussi turistici deboli nel centro città in confronto alle aree periferiche. Tutti questi elementi uniti ad affitti dei locali commerciali particolarmente elevati, alle difficoltà e oneri importanti anche solo per il cambio della destinazione d’uso, alle aliquote al massimo della tassazione locale sulle imprese e sulle famiglie, rischiano di rendere irrisolvibile la crisi del centro città se non si interviene subito con strumenti straordinari».

Confartigianato ricorda che gli  enti locali stanno ipotizzando politiche di riforma e sostegno: la Regione Umbria ha avviato la riforma del Testo unico, il Comune sta conducendo azioni di rigenerazione urbana attraverso  il  Qsv e il progetto Interest. «Il punto è che i primi effetti di tali azioni si avranno tra troppo tempo e nel frattempo la desertificazione sarà irreversibile».

«I circoli viziosi – chiusure, degradi, minore attrattività commerciale, ulteriori chiusure – sono fenomeni pericolosissimi e già in atto. Evidenti e frequenti sono anche i trasferimenti di attività in altre zone del centro o della periferia. Inoltre, si sta affermando una prassi finora sconosciuta a Terni: residenti della periferia scelgono per lunghi periodi di non frequentare affatto il centro città».

«A seguito di uno studio che abbiamo condotto sulla effettiva disponibilità di incentivi al commercio in città paragonabili a Terni di altre regioni italiane per investimenti inferiori ai 50.000,00 euro nel periodo dal 01/01/2020 a oggi – spiega Mauro Franceschini – si rileva che a Terni e in Umbria per le imprese commerciali sono stati disponibili incentivi molto limitati e puntati solo sull’internazionalizzazione e sulla digitalizzazione. Quindi non è stato incentivato l’investimento nel rinnovo di arredi, macchinari, opere murarie, promozione delle tipicità enogastronomiche. L’analisi degli incentivi disponibili in altre città paragonabili evidenzia politiche di incentivo nel complesso non molto differenti, ma anche l’operatività di strumenti dedicati espressamente al commercio e rivolti alle categorie di investimento sopra richiamate, che in Umbria e a Terni in particolare sono mancati. Ecco alcuni esempi:

  •  Latina (127.000 abitanti) (Nuovo Bando Lazio Km Zero (0) – Sostegno ristorazione industria e commercio che utilizzano prodotti del territorio, contributi fino a 10.000,00 euro, anno 2023, ente erogante Regione Lazio),
  • Salerno (126 abitanti) (aiuti alle imprese artigiane e commerciali per migliorarne la competitività, contributi fino a 20.000,00 euro, anno 2020, ente erogante Regione Campania),
  • Trento (118.000 abitanti) (Fondo per sostegno e riqualificazione attività economiche, contributi fino a 14.000,00 euro per l’ammodernamento delle attività, anno 2021, ente erogante Comune di Trento)

Per tutti questi motivi, riteniamo sia urgente concordare con il Comune di Terni e la Regione Umbria, per le rispettive competenze, un piano di emergenza volto a contrastare le chiusure commerciali e artigianali e a sostenere i livelli di vivibilità del centro città, basato su cinque elementi fondamentali

  1. programma di eventi pensato per il commercio tradizionale in sede fissa e per l’artigianato localizzato e una serie di nuove regole per la realizzazione degli eventi nel centro città che evitino rischi di vera e propria concorrenza sleale nei confronti delle attività in sede fissa,
  2. un bando di incentivi per chi investe in arredi, macchinari e attrezzature, opere murarie (nel centro e in periferia) con premialità per i negozi storici e per chi intendesse recuperare l’aspetto storico di esercizi commerciali e artigianali e/o per promuovere negli esercizi le tipicità enogastronomiche del territorio
  3. intervento immediato, concordato con la regione Umbria per le rispettive competenze, per semplificare e liberare da oneri il cambio di destinazione d’uso dei locali
  4. riduzioni della fiscalità locale per le imprese (TARI, Canone Unico, ecc.),
  5. impegno straordinario per il decoro, regole stringenti per la pulizia e la conduzione di animali, interventi per la sicurezza e le manutenzioni, con particolare riferimento agli arredi urbani e all’installazione di videocamere di sorveglianza, ai controlli alla circolazione veicolare (contrasto alla sosta selvaggia)».

Il piano – sempre secondo Confartigianato – deve essere mirato a consentire il mantenimento in vita della base minima delle attività commerciali, a partire dalle storiche, e a costituire un ponte e una preparazione alla futura positiva accoglienza delle politiche attualmente in gestazione da parte della regione Umbria e del Comune di Terni. 

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