Il monito dell’arcivescovo. «Pensare a tutti per il bene di Perugia»

Nel corso dell’omelia per il Corpus Domini monsignor Maffeis si è rivolto ai candidati alle prossime elezioni

R.P.

PERUGIA – «Quanto bisogno abbiamo oggi di questa festa. Ci dice che Dio si fa così vicino da farsi nostro cibo, si fa forza che sostiene nel cammino spesso sofferto del vivere quotidiano»: sono queste le parole pronunciate dell’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, Ivan Maffeis, in occasione del Corpus Domini. Dopo la messa in san Lorenzo, è stata rinnovata la tradizione della solenne processione, risalente al secolo XIV, una delle più antiche, partecipate e sentite della città, dalla cattedrale alla basilica di san Domenico «Questa festa – ha proseguito Maffeis – ci dice che l’amore esiste ed è pane spezzato, perché la vita fiorisce solo quando la si dona, quando la si condivide».

«Chi sa inginocchiarsi davanti all’Eucaristia – ha proseguito il presule – non resta indifferente alle situazioni che la vita gli fa incontrare, ma sa farsi prossimo, sa spezzare il proprio pane con l’affamato, condividere l’acqua con l’assetato, rivestire chi è nudo, visitare l’ammalato e il carcerato. Chi si lascia plasmare dall’Eucarestia trova il vero antidoto all’egoismo; riscopre la gratuità e la logica del dono. Una comunità che si nutre dell’Eucarestia non rimane preda di divisioni e contrapposizioni: l’unico Pane fa, dei molti che siamo, con le nostre legittime diversità, un solo corpo». L’Eucaristia, ha continuato l’arcivescovo, è «un dono di benedizione che raggiunge le case, la scuola, le istituzioni, i luoghi di lavoro e d’incontro; è annuncio di speranza: Dio non abbandona nessuno e mediante la disponibilità di tanti si fa presente per la consolazione, il conforto e l’aiuto di tutti». Il sacramento della comunione, ha detto ancora Maffeis, ricorda «che il bene della città passa dalla concordia sociale, fondata su valori essenziali: il bene comune, i diritti delle persone e dei gruppi primari, la difesa della vita, l’attenzione ai più poveri. Chi sarà chiamato ad amministrare la Città possa assumere questa responsabilità con coscienza onesta e capacità di visione, nella ricerca concreta delle convergenze possibili e di azioni costruttive a beneficio di tutti».

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