TERNI – Si sono definitivamente spente altre dieci vetrine nel centro storico di Terni: tra corso Tacito, via del Tribunale e via Silvestri. Se in tutta Italia, in dieci anni, sono spariti 111mila negozi al dettaglio e 24mila attività di commercio ambulante e sono aumentate le attività di alloggio e ristorazione, nel capoluogo umbro neanche quelle reggono. Chiudono persino i ristoranti. O comunque migrano. Chi non ce la fa a sostenere affitti troppo alti si sposta in locali più piccoli sempre del centro, contando sulla propria clientela, oppure investe fuori dalla Ztl.
Chi invece è stanco di sacrificarsi, lascia. Il caso del Caffè del Corso, pronto a vendere, fa riflettere. Una di quelle attività che c’è sempre stata e che adesso non “regge” al degrado. Alessandro Sani, il titolare, si trova circondato da locali sfitti: «Sono rimasto io, il barbiere e New Sinfoni. E sempre io ogni mattina prima di aprire devo togliere le lattine da terra, spostare i sacchi dell’immondizia, pulire. Gli eventi, che poi sono gli ingredienti che fanno bene alle attività come la mia, si concentrano tra piazza Europa, Solferino e Ridolfi».
Umbria7 ha fotografato la città di sabato sera. Corso Tacito “spenta” come la prima parte di corso Vecchio. «All’angolo con piazza della Repubblica c’è un locale sfitto da anni. L’amministrazione comunale potrebbe imporre un minimo di cura. Le vetrino non dovrebbe essere lasciate in abbandono» – dice una ristoratrice. Poco più avanti ce ne sono addirittura venti. C’è il vuoto lasciato da Piazza Italia. Le crisi che si sono succedute, ma soprattutto la crescita esponenziale del commercio elettroniche, hanno spazzato via più di un terzo dei negozi di giocattoli, di mobili, di accessori per la casa, adesso anche di abbigliamento. Il tessuto commerciale all’interno della Ztl di Terni cambia velocemente: la densità commerciale diminuisce insieme all’attrattività del centro storico e i titolari dei pubblici esercizi chiedono almeno un po’ più di decoro.







