di Marco Brunacci
PERUGIA – Una riflessione amara a bocce ferme sulle elezioni comunali, prima di andare a leggere con voi lettori un po’ di numeri.
Perugia è spaccata a metà e umiliata in un derby senza alcun senso, lanciato da una campagna elettorale che doveva risalire nei consensi (e ci è riuscita ma ha perso nel finale), quando tutte le persone con la testa sulle spalle sanno che la partita vera inizia dopo che è finita la tornata elettorale.
Qui non c’è nessuna coppa in palio. Ci può essere la soddisfazione di vedere condiviso il proprio programma da un numero di cittadini più numerosi, di poco e di tanto, rispetto al programma dell’avversario.
La questione è il governo della città, non prendere un voto in più per mettersi a ballare e cantare. Il Comune non è una balera, l’amministrazione è una cosa noiosa, molto complicata ma importante per tanti cittadini a iniziare dagli ultimi, quelli che hanno il maggior numero di bisogni.
Va ripetuto: la questione non è vincere, ma governare la città. La partita, l’unica vera in una comunità, è questa: si vince o si perde facendo cose buone per i cittadini o invece scelte sbagliate che li penalizzano.
Perugia avrebbe diritto di smettere di ascoltare questi schiamazzi da tifoserie sovraeccitate nel nome della sua tradizione pluridecennale di sindaci equilibrati, rispettosi dei valori della città, dai grandi socialisti come Zaganelli o Perari o Casoli, fino a Baglioni, da quelli supportati da un vicesindaco del valore morale e culturale del senatore Lello Rossi, la tradizione Pci della città, fino al Pd di Renato Locchi, ma anche di Boccali, per terminare con Andrea Romizi, il primo sindaco di centrodestra nella storia della città, che ha avuto quasi il 60% dei voti cinque anni fa, e un unanime 70% di consensi dei suoi concittadini nelle ultime rilevazioni.
Quindi ecco le richieste alle due contendenti.
FERDINANDI. Sarebbe una bella cosa fare uno stop con l’uso della parola “vincere” perché al primo il giro non ha vinto. Stavolta non ascolti lo spin doctor. Serve per il rumoroso tifo da stadio, non per una buona campagna elettorale.
Poi però dica come sarà città che ha in mente. Dalle indicazioni, si immagina una Perugia della svolta sulla sinistra dura e pura, stando ai segnali che lei ha lanciato e che hanno così tanto galvanizzato le posizioni più radicali del suo schieramento, in particolare quelle a più forte componente libertaria.
Allora: la nuova Perugia sarà simile alla Barcellona di Ada Colau che ha fatto il suo endorsement così appassionato nei suoi confronti? Di Ada Colau Umbria 7 ha raccontato parte della controversa biografia: “la donna che occupava le case e guidava i picchetti contro la polizia diventata sindaco”.
L’impressione è che lei voglia cambiare in maniera radicale Perugia. Darà qualche anticipazione agli elettori perchè possano scegliere con cognizione di causa?
Di una cosa ha però abusato rinviando “a dopo” le spiegazioni su cosa farà rispetto a troppi dossier. Così faceva la peggiore delle politiche. prima fatemi sedere sulla sedia e poi decido cosa fare.
A questo proposito è risultata proprio buffa la dichiarazione arrivata da una signora in fama di possibile assessore del suo campo largo-larghissimo: sui 40 milioni decisi da Scoccia per le strade – ha detto – “decideremo insieme cosa fare dopo aver vinto”. Insieme con chi? Che fa? Ci chiama tutti, uno per uno, noi 121 mia aventi diritto di voto, da lei in Comune e prende nota, oppure viene lei a casa nostra e noi le prepariamo il caffè?
Ci illustri la sua Perugia che, a quel che intuiamo, sarà molto nuova e molto diversa da quella che conosciamo. Non ci faccia sorprese.
SCOCCIA. Sul programma lei ha speso tutte le sue energie, bisogna darle atto. Ha detto sì al Nodo di Perugia (inimicandosi i contrari), ha detto sì al Trambus (con qualche commerciante che ha storto il naso), ha detto sì ad altri progetti per lo sviluppo della città. Lo ha detto così tanto che il confronto con l’avversaria sembrava tra marziani: una parlava di strade, l’altra di felicità, una di tempi di costruzione e una di “peace and love”. Si organizzi per questi ultimi giorni. Ma di sicuro deve andare ancora di più ad ascoltare i cittadini e spiegare le scelte per la città. Se poi sono contenti di avere quel poco o tanto che può fare per i cittadini un sindaco in un Comune voteranno lei, se vogliono “peace and love” voteranno altri.
Sui numeri, sui flussi elettorali, sulle logiche della grande politica, torneremo, ma certo questo ascolto dei cittadini è indispensabile. Se c’è un malessere va compreso, se c’è un bisogno non rappresentato gli si deve andare incontro.
La continuità (con Romizi) in rosa, la “sindaca della porta accanto” per “la città di tutti” sono buone sintesi di quel che vuol fare. In più deve aggiungere però cosa ci metterà di suo Margherita Scoccia, i passi in avanti che intende fare, le accelerazioni che vuole imporre e che impronta (tutta sua) vuol dare al governo della città.
Lei ha un vantaggio: la sua Perugia la conosciamo. Non ha molto da spiegare. Questo è certo: nessun salto nel buio.


