A Corciano sono tornati i leoni. Uno è senza testa, per colpa di uno scorpione

La leggenda raccontata nel Codice Vaticano Latino. Ecco come sono stati realizzati

CORCIANO (Perugia) – «I due Leoni millenari, tra i simboli più conosciuti e amati di Corciano, dopo circa 20 anni tornano ad accogliere cittadini e turisti nel centro storico. Per oltre 700 anni i due leoni di travertino hanno fatto da sentinelle all’antico borgo medioevale. La loro presenza viene narrata per la prima volta nel “Conto di Corciano e di Perugia”, una leggenda cavalleresca del XIV secolo, il cui manoscritto è contenuto nel codice Vaticano Latino 4834».

Così il sindaco Lorenzo Pierotti accoglie la novità all’ingresso di uno dei borghi più belli d’Italia, novità arrivata nottetempo, una vera sorpresa per la comunità. «Ricordo, con piacere e nostalgia, che la maggior parte dei bambini della mia generazione e non solo avevano le foto a cavallo dei leoni. Un’immagine legata all’infanzia, che però è significativa, perché quelle statue erano un elemento identitario, mi viene da dire quanto lo stemma del Comune, ed indicavano il senso di appartenenza e la riconoscibilità in una comunità». Con i corcianesi del borgo capoluogo che l’altra mattina si sono svegliati trovando al loro posto i due leoni che hanno fatto parte dell’arredo urbano fino al 2008. «Ovviamente sono copie fedelissime – spiega il Sindaco – gli originali si trovano all’interno del museo Antiquarium, dove erano stati spostati nel 2008, per ragioni di tutela e conservazione. Ci è sembrato giusto ricollocare i leoni nella posizione che occupavano ai piedi della scalinata che porta in piazza dei caduti». Per realizzare le copie dei leoni, gli originali in travertino sono stati sottoposti al laser scanner per acquisire un’immagine tridimensionale ad alta risoluzione che ha poi assunto la forma che vediamo in poliestere ad altissima densità tramite fresatura a 5 assi. I leoni sono rinforzati da un’armatura metallica interna, mentre il rivestimento esterno è in resina minerale indurita che fa apparire la scultura identica alla roccia con l’aggiunta manuale dei particolari scultorei. La rifinitura è realizzata tramite tecnica ad aerografo con la quale sono riprodotti i colori e l’usura della pietra originaria. «È stato un lavoro artistico-professionale di livello – continua il Sindaco – e mi complimento davvero con chi ha eseguito il lavoro, l’azienda FabLab Perugia, ma soprattutto con Gianluca, l’artista che si è occupato manualmente dei lavori di rifinitura e dei particolari, ma al di là dell’oggettiva bellezza del risultato, volevamo fosse chiaro il messaggio culturale. I leoni incarnano lo spirito della comunità e la comunità ha bisogno di radici e di simboli».

Ma perché uno dei due leoni, quello di destra, è decapitato? Lo spiega sui social sempre il sindaco Pierotti: «La risposta, leggendaria, la troviamo nel “Il conto di Corciano e di Perugia” contenuto nel codice vaticano latino 4834, scritto oltre 700 anni fa:
Un ragazzo spaventato dai leoni di Corciano, sognava ogni notte di essere sbranato da uno di essi. Il padre, vedendolo così terrorizzato, cercava di rassicurarlo: “Lo lione de Chorciano, non puete fare male però che è di pietra…” Ma poiché le sue parole non avevano alcun effetto sulla paura del figlio, lo portò davanti alla statua dicendo:” Toccha mo’ quisto lione! E suo figliuolo lo enchomenciò a tocchare…e miseglie la mano en boccha a lo lione che alquanto era cupa e ntagliata chon dente de pietra al modo usato…dentro era uno grande esschorpione el quale piccecò quisto garsone; per tale manera quissto garsone morio.” Il padre disperato,”…guastò quillo lione; e tutta la tessta e i pieie glie ruppe cholglie malipiche”».

Oltre le storie e leggende, tra le ipotesi più accreditate, i leoni furono rotolati dall’alto del borgo fino agli ingressi, quello meglio conservato, per la discesa di San Cristoforo fino in piazza, l’altro (decapitato secondo la leggenda) per la discesa attraverso Porta Vittoria fino a fianco di Porta Santa Maria e per anni utilizzato come sedile. «Spero che la popolazione apprezzi l’investimento – conclude il sindaco – è fatto con amore, perché quanto dicevamo prima dell’insediamento, lavorare su senso di appartenenza e identità di una comunità significa anche questo, per costruire il futuro è fondamentale non dimenticare chi siamo e da dove siamo partiti».

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