Gian luca Diamanti e la “sua patria in salita”: «Non dobbiamo perdere il collegamento con l’Appenino, è dentro ognuno di noi»

L’autore del libro illustra le sue pagine e racconta cosa lo abbia spinto a mettere per iscritto una storia che narra le radici italiche e le sue tradizioni

di ELENA CECCONELLI

TERNI – “Una patria in salita. Dei e meraviglie in Appennino” è il titolo del libro scritto da Gian Luca Diamanti ed edito da Rudis Edizioni. Un diario di viaggio che chiama a raccolta chi sente di avere l’Appennino dentro. Come lo stesso autore afferma: «La mia famiglia ha vissuto per tanto tempo sulle montagne intorno a Terni, fino a scendere a valle, per lavoro, come tanti altri a seguito dell’industrializzazione. Io ho sempre conservato una grande attrazione per i monti, per i cammini e per le tradizioni conservate nei paesi di montagna. Per questo chiamo l’Appennino “patria”».

Un libro che racconta la magia, la storia, la sacralità, l’eterna bellezza, le grida di dolore e l’abbandono. «Divido il volume in due parti. Nella prima parte mi concerto su una ricerca dei luoghi dell’Appenino che sono legati alle antiche divinità italiche. Divinità che si intrecciano alle forze della natura, come ad esempio la Dea Mefite che si lega alle esalazioni mefitiche dell’Irpinia. Nella seconda parte affronto il tema dello spopolamento, delle tradizioni come le feste popolari che animano e colorano di generazione in generazione dal Nord al Sud i borghi e le città come Gubbio, il Molise, la Basilicata». Un libro che muove i passi dalla passione dello stesso autore per il cammino lento e consapevole, dalle passeggiate effettuate a piedi per poter assaporare quanto si incontra lungo il percorso. «Sono delle pagine basate sugli incontri che ho svolto, su riflessioni personali maturate a seguito delle esperienze vissute lungo l’Appenino. Girando il sistema montuoso dal punto più alto al Nord a quello più a Sud, mi sono reso conto che chi abita l’Appenino è molto più simile di quello che si pensa, hanno tradizioni e una storia contigua».

Proprio queste tradizioni, costumi e usanze vanno valorizzate, coltivate. «Non dobbiamo perdere il collegamento con questa parte d’Italia, di cui è fondamentale mantenerne vivi i ricordi».
Un lavoro di ricerca e ricostruzione iniziato intorno al 2014 quando Diamanti afferma di aver voluto mettere per iscritto le sue esperienze, con un maggiore impulso dopo il terremoto del 2016 da cui ho iniziato a raccogliere in modo più organico e sistematico il materiale. Non a caso il primo racconto è legato al terremoto del 2016. Le presentazioni del libro proseguiranno nel mese di agosto in occasione del festival della montagna. Se ne svolgerà un’altra a Montelago e l’autore auspica che ne potrà effettuare una anche Molise, regione in cui Gianluca ha avuto modo di trovare tanti amici che sono legati come lui alla storia dell’Appenino. Un volume che, come un cerchio perfetto similare alle camminate che hanno un punto di partenza e uno di arrivo, si conclude con il tentativo di provare ad ascoltare la voce numinosa della natura, capace di ri-condurre verso luoghi dove la storia è passata, ma il cui genius loci è rimasto intatto. 

In allegato le foto scattate da Gianluca Diamanti in occasione dei suoi viaggi lungo l’Appenino.

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