TERNI – Il Verdi resta su. La demolizione del vecchio cinema teatro è rimandata a settembre. Forse addirittura ad ottobre. Forse se ne riparla dopo che gli umbri avranno eletto il nuovo presidente della Regione.
Non bastava l’amianto, i saggi archeologici, i rimpianti degli amanti de Poletti, le variazioni al progetto. Adesso a rallentare i lavori ci si mette uno stormo di rondini, segnalato al Comune quando le operazioni di montaggio della gigantesca gru erano ormai in corso. E quindi tardi per disdire il noleggio del maestoso macchinario. E’ andata così: la gru ha avuto giusto il tempo di “perlustrare” la zona – con il suo lungo braccio si è affacciata sopra i palazzi che si trovano nel raggio di 60 metri – e poi si è spenta sul più bello. Perché nel giorno in cui i lavori dovevano entrare nella fase più delicata di tutte, lunedì 22 luglio, si è dovuta inginocchiare alle rondinelle. Pochissime. Ma tutelate da una legge nazionale.
L’amministrazione Bandecchi ha incaricato un ornitologo di verificare che i nidi segnalati dai cittadini siano abitati. E lo sono, anche se non tutti. Poi di monitorare la situazione. In pratica finché i piccoli non saranno in grado di volare e comunque finché gli adulti non lasceranno l’edificio, il Verdi resterà su. I tempi del cantiere sono destinati dunque ad allungarsi con buona pace dell’ assessore ai Lavori pubblici, Giovanni Maggi, che da mesi respinge con sdegno le accuse di ritardo e le proteste dei resistenti della zona che si sono ritrovati alle prese con mille disagi. E proprio il caso di dire che una rondine non fa il teatro.


