di Marco brunacci
Umbria7 in più di un’occasione ha sottolineato come la situazione della sanità italiana, ma anche di quella europea, sia “critica”, secondo le parole usate dalla Cgil umbra in una nota.
In Umbria però è meno “critica” rispetto a molte delle altre regioni. Basta guardare i dati. Lo abbiamo scritto e riscritto.
Ma la campagna elettorale della “sinistra più campo extralarge” si farà sulla sanità.
La conferma arriva dalla Cgil che, dopo l’impegno profuso per il successo dalla sinistra a Perugia, si è messa in proprio rispetto a Cisl e Uil, affermando che sono ancora 52 mila le prestazioni da onorare nelle famigerate liste d’attesa. Il numero è di fantasia (all’assessorato regionale dicono che si è scesi a 42mila dalle 82mila post Covid, con 1,6 milioni di prestazioni erogate negli ultimi 7 mesi), ma spiega bene cosa succederà in campagna elettorale.
Eppure, dopo una partenza difficile, oggi nessun numero della sanità umbra è tale da destare allarmi particolari. Anzi ci sono spazi per l’ottimismo anche rispetto alle liste d’attesa, come segnalato da Cisl e Uil.
La sanità ridotta a campo di battaglia politico non serve certo ai cittadini. Ma questo sarà.
L’accusa di voler privatizzare la sanità poi in Umbria è un cannone che spara a salve. Qui il pubblico resta onnipresente. E sull’esperienza del Centro ortopedico di Umbertide il pubblico si è ripreso la guida, lasciando al privato la gestione.
La narrazione della sanità regionale – pur con gli evidenti errori nei rapporti e nella scelta dei direttori e nella comunicazione – è però diversa dalla realtà.
Alla Cgil sembra interessi più fare da stampella politica e l’occasione rappresentata dalle prossime elezioni regionali è troppo ghiotta.
Bisognerà pur ricordare che il sistema del centrosinistra storico nella sanità ha fatto tutte le scelte e fatto per decenni tutte le assunzioni.
La Cgil ha avuto modo per 49 dei 54 anni della storia della Regione Umbria per incidere come interlocutore del sistema sanitario. Ma è evidente che le ragioni della propaganda sono più importanti di quelle del bene comune.
Sono così tali e tanti i problemi della sanità pubblica, la sanità di Giani e di Bonaccini, di Zaia e di Fontana, oltre che di Tesei, che meriterebbero una moratoria delle strumentalizzazioni. Ma è chiaro che questo è chiedere troppo.
Un po’ più di rispetto per i numeri e per la realtà sarebbe già una buona cosa, anche per la Cgil.


