Abito nell’Abitare

Moda e architettura partecipata al Villaggio Matteotti che per la prima volta ospita una grande sfilata di abiti

TERNI – Villaggio Matteotti pronto ad ospitare una grande sfilata di moda.  Un palcoscenico inedito quanto inedito è l’evento che gli è stato cucito addosso: “Abito nell’abitare”. Progettato congiuntamente dall’Associazione Centro Studi Giancarlo De Carlo, l’Associazione Katìopa-Exclusive Events e l’Associazione AXO-Architetti all’Opera,  il contributo della project manager dvent planner Maria Rosa Borsetti, il patrocinio del Comune di Terni,  della Regione Umbria, della Provincia di Terni, dell’Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Terni,  della Fondazione Architetti Interamna,  per mettere in evidenza il profondo legame tra l’abito, simbolo di identità personale, e l’abitare, inteso come spazio fisico che diventa simbolo ed identità di una porzione di territorio vissuta.

«L’obiettivo – spiega l’assessore alla cultura del comune di Terni, Michela Bordoni – è quello di creare un dialogo tra moda, design, architettura e società, riflettendo sull’influenza reciproca che intercorre tra l’identificarsi tramite il proprio abito e il proprio spazio urbano. Il villaggio Matteotti è un contesto popolare ma consolidato e fortemente identitario per la città tanto da offrire una cornice sociale perfetta per esplorare questi temi e renderli accessibili ad un pubblico più vasto».
«Questi eventi – sottolinea Michela Bordoni –  sono importanti per catturare l’attenzione dei cittadini e dei residenti che devono prendere consapevolezza del grande patrimonio di cui dispone la città. Il villaggio Matteotti rappresenta un patrimonio che molti docenti e studenti universitari, soprattutto del nord Europa e del nord America, vengono a visitare perché costituisce uno dei primi esempi italiani di architettura partecipata».

Alessio Patalocco, del comitato scientifico del Centro studi Giancarlo De Carlo,  parla di evento unico, rivolto ad un pubblico di tecnici – urbanisti, sociologi, artisti – e di cittadini comuni. Di famiglie del quartiere che hanno visto di buon grado l’iniziativa della sfilata di moda, che non è che il culmine di tutto il progetto. Abito nell’abitare è costituito da diverse iniziative che si svolgeranno negli spazi pubblici del quartiere sabato 14 settembre:  un seminario formativo (con crediti professionali) che illustra gli ultimi risultati dell’indagine sociale compiuta dal Centro studi De Carlo sui residenti del Villaggio Matteotti; una mostra fotografica ed artistica che includerà opere fotografiche sul Villaggio Matteotti, attualmente presenti negli spazi condominiali del Villaggio, oltre a una selezione di pittura e performance di tra diversi artisti umbri; la sfilata di moda nella quale si mostreranno abiti di stilisti che hanno partecipato anche alle scorse edizioni di ‘AltaRoma – AltaModa’; una visita guidata del quartiere; una degustazione dei vini della Strada dei vini Etrusco Romana di Orvieto.  

Perché Villaggio Matteotti?

«Perché il Villaggio Matteotti costituisce uno dei primi esempi italiani di “architettura partecipata” – sottolinea Alessio Patalocco, docente di architettura all’Università per Stranieri di Perugia – in cui i dipendenti della grande fabbrica, futuri abitanti del quartiere, collaborarono attivamente con i progettisti attraverso la mediazione di figure specializzate.  E perchè fornisce una cornice sociale perfetta per esplorare vari temi e per renderli accessibili ad un pubblico più vasto.

L’area individuata per la realizzazione del complesso, situata nella periferia sud-est della città, era quella dell’ex Villaggio Italo Balbo: un quartiere edificato in epoca fascista e costituito da abitazioni quadri-familiari con porzione di terreno ad uso agricolo annesso (l’idea di dotare le case di un orto  era molto importante perché metteva le famiglie nelle condizioni di poter coltivare conigli, galline e ortaggi), che doveva essere demolito e sostituito dal Nuovo Villaggio Matteotti. Fu portata a termine circa un quarto dell’estensione complessiva prevista nel progetto iniziale, che prevedeva la costruzione di circa ottocento nuovi alloggi, mentre ne vennero realizzati solo duecentocinquanta. Ad ogni modo, seppure solo parzialmente corrispondente al piano originario, il Matteotti resta un esempio particolarmente rappresentativo dell’idea rivoluzionaria che ne ha animato l’intera gestazione, basata su un modello partecipativo di architettura. Pertanto è stato annoverato a tutti gli effetti tra le opere più importanti e significative dell’Architetto Giancarlo De Carlo. Composto da cinque edifici paralleli in cemento faccia a vista e da una serie di spazi comuni, tra cui un asilo, sale per attività sociali ed aree destinate ad attività commerciali, il Villaggio è innervato da una rete di passaggi pedonali sopraelevati e a terra che collegano le residenze e i servizi tra di loro. L’intero complesso è articolato in quattro moduli longitudinali molto simili, più un quinto, situato all’estremità est, strutturato come un edificio “gradonato” e multiplo: esso è infatti più corto degli altri ed è composto da un piano in più. I blocchi rimanenti ospitano le diverse varianti di appartamento progettati in partecipazione con gli abitanti. I diversi colori dei serramenti rendono facilmente distinguibili le abitazioni private dai servizi pubblici».

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