Ast, il problema non è l’ecologia ma l’energia

L’accordo di programma incentrato sulla transizione ecologica, ma c’è il nodo della centrale elettrica

TERNI – Le sabbie mobili dell’accordo di programma che tarda ad arrivare, finora sono state incentrate sulla transizione ecologica. Finora è sembrato che il miliardo di investimento, di cui trecento milioni pubblici, fosse tutto incentrato sulla capacità di dare altri venti anni si vita ad una azienda finalmente green.
Ma negli ultimi giorni sul palcoscenico di Ast irrompe il fantasma fino ad ora rimasto nascosto: il costo energetico.
Arvedi, con una sorta di mega tazebao ha fatto sapere che il kilowatt ore italiano è insostenibile per una azienda energivora come Ast. I costi, rispetto a Francia, Germania, Finlandia, sono almeno il doppio, se non il triplo. Sul prezzo dell’energia è intervenuto anche il sindacato e , per quello che conta, anche l’amministrazione Bandecchi.
Ecco dunque che le secche dell’accordo di programma, più che legate ai temi ambientali, sembrano dovute alla questione del caro bolletta.
E mentre la fabbrica green, seppur costosa, appare raggiungibile, il tema dell’approvvigionamento energetico resta molto più complesso.
Una montagna difficile da scalare che vede in vetta i Paesi europei che a suo tempo hanno fatto scelte completamente diverse rispetto all’Italia, ad iniziare dal nucleare.
Senza arrivare all’ipotesi di una centrale di nuova generazione, Arvedi ha proposto di utilizzare il collegamento diretto con la centrale idroelettrica di Galleto, ripristinando quel cordone ombelicale
che prima della Nazionalizzazione, nel Novecento ha reso possibile il fenomeno siderurgico Terni. Ora la palla passa al Governo nazionale e alle autority centrali.
Un focus molto più decisivo per le sorti di Ast e della siderurgia italiana, rispetto ai gossip del momento

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