Au. Prov.
TERNI – Le rondini del Verdi che volano via il 20 agosto (lo ha certificato l’ornitologo nominato dal Comune), il periodo della nidificazione che termina il 15 settembre, il cantiere che non riparte.
Per il regolamento comunale a tutela dei balestrucci, i lavori potevano essere ripresi già il 16 settembre, ma il Comune non ha informato l’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale della partenza dei volatili, in tempo perché i lavori potessero essere ripresi in quella data. Quindi passa un’altra settimana. Non che una in più cambi molto. Per intenderci: il 12 settembre, cioè una settimana fa, non solo il vecchio cinema teatro doveva essere stato demolito da un pezzo, ma quel famoso ridotto a meno sette metri, avrebbe dovuto essere consegnato alla città.
Più o meno nello stesso periodo anche il Palazzo di Primavera, che ha un auditorium della stessa capienza del ridotto (180 posti), sarebbe dovuto tornare ad ospitare eventi. I lavori di riqualificazione – piccole cose – sono in ritardissimo e per la riapertura si dovrà aspettare la prossima estate. Questo significa che ancora una volta per il concerto di Natale di Visioninmusica ci si dovrà rivolgere alla Curia per avere in uso la chiesa di San Francesco. E questo significa che per la programmazione culturale ci si dovrà contentare del Gazzoli e del Secci. Certo adesso c’è il PalaTerni e l’amministrazione Bandecchi ci punta, ma sposta il centro. Nel senso che se gli eventi si fanno lontano dal centro, il centro muore. Infatti le uniche occasioni di divertimento le trovi nei locali che ospitano musica. Per il mega intervento del Verdi, la nuova struttura da 19milioni di euro, si parla di fine 2026 ma nessuno ci crede: se in un anno e mezzo non si è riusciti a demolire l’esistente pensare che in due anni si possa demolire un ciname teatro e ricostruire un ridotto, un teatro con tanto di camerini e uno spazio museale è assurdo.


